Lettera a Giulia (a chi non saprà mai cosa provo)

scritto da Matthew Sharing
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Matthew Sharing

Testo: Lettera a Giulia (a chi non saprà mai cosa provo)
di Matthew Sharing


Ciao.
Quello che mi piace delle lettere è che possono anche non essere spedite. Capisci? Possono essere scritte, firmate, indirizzate, bollate, ma non arrivare mai, semplicemente finire in un cassetto, sotto le scartoffie, e lì rimanere, all’apparenza dimenticate, finché il cassetto non viene riaperto e si riaccende una piccola luce smorta all’orizzonte degli occhi che è la speranza di trovare il coraggio di imbucarla da qualche parte.
Giulia, sarò sincero: tu non esisti. Sei solo un nome che ultimamente ho incontrato spesso e che in un modo o nell’altro mi è rimasto in testa. Quindi questa lettera la scrivo a te, che non sei nessuno in particolare e sei tutte le ragazze che ho amato, non certo per generalizzare ma solo per accorciare i tempi.
Vedi, non ti ho mai incolpato di nulla. Sul serio. E non è neppure colpa mia s’è per questo. Non credo che da queste storie qualcuno esca davvero vincitore, indenne, intoccato. Siamo come duellanti che si sono ammazzati a vicenda. Ecco tutto. Né vinti né vincitori, solo due corpi morti a terra in una pozza di sangue
Se ti chiedi se sarebbe potuto andare in modo diverso, beh, non è detto. In un'altra vita, magari. Ma non in questa. In questa è finita così. Tange farsene una ragione.
Sarà perché quando ti parlavo, o semplicemente ti stavo vicino, recitavo una parte, ma adesso sento di non voler lasciare nulla alla menzogna. Neppure una frase, neppure un’affermazione. Così ti dirò: trovo che l’amore sia proprio una merda. Sì, l’amore è una merda, e me lo avevano detto anche: “Mattia, l’amore è una merda”. Scemo io che non ci ho creduto. Ma chi vuol essere lieto sia, dico bene? Mi piaceva l’idea che la ragazza perfetta sarebbe sbucata da un angolo qualsiasi, da un momento all’altro, non lo nascondo. Ma del domani non v’è certezza, dico bene? Mi hanno fregato, mi duole ammetterlo ma è così. Mi hanno fregato e io l’ho permesso. Mi sono fatto fregare. E magari mi è pure piaciuto. Forse mi sono fatto fregare così tante volte solo perché effettivamente vado pazzo per quell’illusione fugace che si consuma silenziosa le prime volte, nei futili attimi che accompagnano uno sguardo o un bacio vilmente rubato.
Ad ogni modo non è colpa mia e non è colpa tua e non è colpa di nessuno. Siamo la rana e lo scorpione, non possiamo farci niente. Tu arrivi, bella e minacciosa, e per un attimo mi chiedo se sia davvero il caso di darti un passaggio all’altra sfonda del fiume. In un certo modo so già che mi pungerai a metà tragitto e che moriremo entrambi, inghiottiti dalle acque, ma non dico di no. Non potrei mai rinunciare a quella piccola parte di viaggio in cui tu sei in grado di mantenere dormienti i tuoi istinti e io trascino entrambi verso un futuro buio che eppure per qualche istante è sembrato luminoso.


P.S. Mi scuso per questo inutilissimo sfogo letterario, senza scopo né destinazione. Ho riletto da poco “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman, uno dei miei autori preferiti. Mi sentivo ispirato.

A presto, Giulia
Io ancora ti aspetto
Lettera a Giulia (a chi non saprà mai cosa provo) testo di Matthew Sharing
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