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«CAPITOLO 2- Altalene e Diplomazia»
La donna-pesce aveva scortato Leonie fino ad una stanza enorme, una specie di grande cabina armadio piena di appendiabiti dorati forniti di ruote. Non aveva avuto il tempo di analizzarla nel dettaglio, perché la guardia le aveva detto che era in ritardo. Le aveva chiesto di scegliere un vestito e lei l’avrebbe aiutata a indossarlo. Leonie aveva passato in rassegna gli appendiabiti, confusa. Non si trattava di semplici vestiti moderni. Sembravano abiti da dama medievale, con colori e pattern degni della fiera del Cosplay. Toccandoli, però, si rese conto che erano di fattura molto pregiata. Sospirò. Non era il suo stile. Tuttavia, doveva scegliere e il tempo stringeva. Scelse quello che, tra le opzioni, appariva più sobrio e semplice.Il vestito era bianco, con alcuni dettagli dorati: una cintura che copriva i fianchi, con una parte più lunga che seguiva tutta la lunghezza della gonna, il bordo dello scollo a V e alcune trecce avvolte alla spalla e all’avambraccio. Le maniche erano lunghissime, quasi a strascico. La parte superiore era aderente e la gonna, lunga fino ai piedi, scendeva dritta e morbida in pieghe sottili. La struttura dell’abito non era rigida come quella degli altri. Era morbida e fluida. Quando la donna-pesce vide quale abito avesse scelto, sembrò interdetta. Ciononostante, non disse nulla. Si limitò ad aiutarla a indossarlo. Poi aveva indicato un altissimo mobile pieno di scansie, che reggevano sandali e stivali di tutti i tipi. Era presente una scala che si poteva muovere a destra oppure a sinistra. La donna-pesce aveva detto a Leonie che, se non le piacevano le opzioni in basso, lei sarebbe salita per prenderle ciò che desiderava. “Strano” pensò Leonie. La donna-pesce parlava come se lei conoscesse o dovesse conoscere quelle scarpe a memoria. Leonie si strinse nelle spalle e afferrò il primo paio che le capitò. Si trattava di semplici sandali color cammello, decorati da due file di cerchi dorati, una più grande e una più piccola. Quando la donna-pesce le chiese quale pettinatura volesse, Leonie rispose che i suoi capelli andavano bene così. Vista l’insistenza della donna-pesce, Leonie li aveva pettinati con rapidità usando una spazzola verde con decorazioni in oro che le era stata portata da un’altra ragazza, che aveva le stesse caratteristiche che aveva visto sul suo volto allo specchio, su richiesta della donna-pesce, che aveva lasciato la stanza per una manciata di minuti. L’unica differenza era che le squame erano di un colore diverso. La scelta di lasciare i capelli sciolti sembrò perplimere la donna-pesce ancora di più. A scapito di ciò, non fece nessun commento. Infine, la scortò fuori dalla stanza. Stavolta Leonie non ebbe il tempo di prenderla sottobraccio e dovette concentrarsi sul passo veloce della donna-pesce per non restare indietro. Dopo circa quindici minuti avevano attraversato un lungo corridoio e salito parecchie scale. Leonie non era riuscita a concentrarsi sui dettagli; da ciò che aveva visto si trovava in una sorta di castello dove il colore principale era il verde, in varie sfumature, insieme all’oro e al rosso. C’erano serpenti disegnati e fiori fosforescenti ovunque. Cinque minuti dopo, la donna-pesce si fermò davanti a una grande porta in legno color Verde Primavera, decorata da un pattern di serpenti d’oro. “Siete pronta, Lady Delyrath?” le chiese, guardandola dritta negli occhi con fare grave. Leonie deglutì, poi annuì. La donna-pesce alzò un sopracciglio: non sembrava del tutto convinta. Nonostante questo, spalancò la porta e chiese a Leonie di seguirla. Leonie sgranò gli occhi: la stanza era piena di gente.
Non era in grado di capire cosa provassero riguardo al suo presunto ritardo, perché ognuno aveva un’espressione diversa. Dalla parte sinistra del tavolo erano sedute due donne dai lineamenti asiatici, con la pelle sorprendentemente gialla. Leonie non stava facendo un commento razzista: la pelle di una delle due era di un giallo banana brillante, mentre quella dell’altra era di un giallo limone sbiadito, comunque più saturo di qualsiasi colore avesse mai visto sulla pelle di qualcuno. Una delle due aveva i capelli di un azzurro ghiaccio che appariva quasi bianco, l’altra di un intenso blu ammiraglio. Sembravano furiose, in una maniera inquietante e silenziosa. I loro occhi erano ridotti a fessure e il volto era tirato, come se avessero voluto metterle le mani addosso e, per qualche motivo a lei sconosciuto, non potessero farlo. Di fronte a loro erano seduti due uomini. Anche la loro pelle aveva un colore peculiare. Il più anziano aveva la pelle color malva e i capelli color corallo, mentre il più giovane aveva i capelli ramati e la pelle viola uva. Al contrario delle donne dalla pelle gialla, sembravano molto tranquilli, con sorrisi cordiali stampati sul volto. Accanto alle donne dalla pelle gialla c’era una signora che aveva le stesse orecchie della donna-pesce. La sua pelle era blu zaffiro, mentre i capelli erano color verde petrolio. Non aveva alcuna espressione particolare: né felice, né tranquilla, né arrabbiata. Era inespressiva e neutrale al cento per cento. Le orecchie del ragazzo seduto vicino a lei avevano la stessa forma. La sua pelle era indaco, i capelli verde smeraldo. Nel vederlo, Leonie arrossì — o così le sembrò. Era davvero bellissimo e si mostrò… divertito dalla sua reazione. Leonie lo guardò per qualche secondo di troppo, cosa che lo fece sogghignare, poi distolse lo sguardo con fare imbarazzato. Accanto agli uomini con la pelle viola, invece, c’era una donna che le ricordò i vichinghi. Aveva i capelli biondo dorato chiaro, legati in una treccia laterale che scendeva dritta sulla spalla destra. Gli occhi erano grandi ed espressivi, di un azzurro-grigio intenso. Lo sguardo rifletteva una durezza che contrastava con la dolcezza della loro forma. Anche lei aveva caratteristiche innaturali, sebbene fossero più subdole rispetto agli altri presenti. Gli occhi erano contornati da piume argentate lisce e squamose, che sembravano escrescenze naturali del suo incarnato pallido. Le palpebre ne erano ricoperte, così come la zona che andava da sotto l’occhio fino agli zigomi. Sopra le sopracciglia, piume bianche vere e proprie spuntavano dal viso, espandendosi verso l’alto e ricoprendo le tempie. Le voluminose piume arrivavano fino alla testa, coprendo parte dei capelli sul lato frontale. Sembravano quasi due creste. Il collo era ricoperto da candide piume. Sul naso portava una mascherina di fattura complessa, bianca, che ricordava il becco di un’aquila. Il volto era solcato da rughe sottili attorno agli occhi, che si confondevano con le piume argentate. Sembrava infastidita, seppur non quanto le donne dalla pelle gialla. Accanto a lei c’era un giovane con la struttura facciale di un dio greco. Zigomi piatti e simmetrici, mascella squadrata, mento definito. Aveva un naso importante dalla punta dritta, con una leggera gobba nel mezzo. Gli occhi erano piccoli e intensi. La pelle aveva il colore del miele dorato, come se fosse stato baciato dal sole. I capelli erano mossi e lunghi fino alla base del collo, color rosso vino. Gli occhi erano di un ambra molto intenso. Anche lui aveva caratteristiche riconducibili a un rapace: piume nere con sfumature viola attorno agli occhi e lungo gli zigomi. Nel suo caso, non coprivano le palpebre. Erano infatti limitate alla zona sotto gli occhi e quella sotto le guance. Le sopracciglia erano fuse con le piume e non si distinguevano. A differenza della donna, le sue piume erano più contenute e aderenti al viso. La cosa più caratteristica era la barba: una sorta di baffo e pizzetto fatti di piume nere e viola, disposte in modo simmetrico sul volto. Aveva un’aria imbronciata e insieme indifferente, comunque meno tesa rispetto a quella della donna-uccello, come se fosse più un’espressione naturale che un indicatore delle sue emozioni. Al lato opposto del tavolo era seduta una signora anziana ed elegante dai capelli bianchi tagliati corti, con un viso che qualsiasi ragazza moderna avrebbe invidiato. Le proporzioni erano perfette: volto squadrato, naso piccolo all’insù e occhi felini blu zaffiro chiaro. Aveva un’espressione astuta e regale e osservava Leonie con uno sguardo acuto e impassibile. Le rughe che segnavano il suo viso non interrompevano la sua armonia. Tutt’altro. La rendevano ancora più regale e composta. Anche lei aveva dei segni particolari. La pelle di alcune zone del volto era viscida, color blu intenso, con macchie nere e rotonde che ricordavano una rana velenosa. Il resto della pelle era chiaro, sui toni del rosato.Accanto a lei c’era un uomo sui quarant’anni, ancora più bello dell’uomo piumato, ma meno affascinante dell’uomo pesce color indaco, almeno secondo i gusti di Leonie. La pelle era simile a quella della donna, coperta però da una sottile peluria nera su zigomi e guance e da una barba incolta. Le sopracciglia erano scure, spesse e arcuate. Alla fine del naso c’era un rhinarium felino, largo e nero, con vibrisse annesse. La struttura ossea era molto definita, quasi perfetta. Gli occhi erano piccoli, di un intenso azzurro ghiaccio. Dai capelli di un castano così scuro da sembrare nero spuntavano delle orecchie nere che richiamavano quelle di un leone.Dall’altro capo del tavolo era seduto un uomo con le stesse caratteristiche che Leonie aveva visto su sé stessa: squame verde smeraldo su tempie, zigomi, mento e collo, pupilla verticale. I capelli erano brizzolati, di lunghezza media, pettinati all’indietro. Il volto era molto simile al suo. Piccoli occhi nocciola, naso dritto, labbra sottili. Le sopracciglia erano quasi invisibili. La sua espressione era diversa da quella degli altri: la guardava come se la conoscesse, come se le volesse bene e al contempo fosse preoccupato per lei. La donna-pesce scortò Leonie fino alla sedia libera, posta accanto all’uomo serpente. Quando gli fu vicino, lui la fissò negli occhi con fare intenso. “Stai bene, figlia mia? Non è da te arrivare in ritardo” mormorò dunque. Leonie distolse lo sguardo. Figlia mia? Di cosa stava parlando? Non l’aveva mai visto in vita sua. Il primo istinto fu dirgli che stava sbagliando persona. Decise di non farlo. Ora che la sua unica teoria sensata era crollata, la cosa più saggia da fare era seguire la corrente, sperando che la portasse a delle risposte. Tornò quindi a guardarlo negli occhi, annuendo e sorridendogli in maniera incoraggiante, poi si sedette. In quel momento la donna-rana blu si alzò in piedi. “Vi do il benvenuto a questa riunione, richiesta da Selka Pyrelith e suo figlio Joren, Co-Leader della Contea di Ossidia, situata nello stato di Therianor.” Fece una piccola pausa, facendo scorrere lo sguardo sui presenti, poi riprese. “Nella regione che appartiene alla micro razza degli Avern. Il principe dei Fae, Erolith Fenvalur, ha invaso la loro terra dichiarando che, nonostante il suo popolo l’avesse abbandonata per trasferirsi nel continente di Secludor, non sia mai stata ceduta. Il principe Fenvalur ha specificato che per lui i patti redatti dalla gente di Communia non hanno alcuna rilevanza legale, poiché i Fae non sono stati interpellati. Per quanto lo riguarda, quelle terre appartengono a lui e a suo padre. Selka e Joren chiedono aiuto ai Leader di Communia e al Leader della Contea Ophirae di Aspidion, per trovare insieme una soluzione che convinca il principe a retrocedere, lasciando la loro terra in pace. Secondo le informazioni raccolte finora, la mossa di Erolith non ha nulla a che fare con il vero Re di Secludor, nonché suo padre, Vaelthyr Fenvalur, che ha dichiarato tramite documento ufficiale di non essere a conoscenza del piano del figlio e di non aver messo a disposizione alcuna forza bellica. Le persone che hanno aiutato il principe sarebbero volontari appartenenti a una minoranza creata e diretta da lui all’insaputa del Re. Ognuno dei Leader degli Stati di Communia ha espresso la propria opinione in merito, ed io ho espresso la mia. In quanto Co-Leader Supremo dello Stato di Therianor, spettava a me e a Drayce Volkharyn decidere come muoverci ed eleggere la proposta più adatta a risolvere il problema nel modo migliore” asserì, facendo cenno con la testa all’uomo con il volto peloso e il rhinarium. Leonie intuì che fosse il Co-Leader dello Stato di Therianor insieme a lei. Lo osservò per qualche secondo, cercando di imprimersi quel nome nella mente. Sorrise. Almeno ora sapeva il nome di qualcuno in quella stanza. Lui le fece un occhiolino e lei distolse lo sguardo, imbarazzata. Lui rise sotto i baffi. “Non è molto professionale per essere un politico” pensò Leonie, cercando di dimenticare l’accaduto e tornando a guardare la donna-rana blu. “Non sono solita ripetermi o rallentare per nessuno. Detto ciò, Lyssara Delyrath, figlia del qui presente Draven Delyrath, leader in formazione della Contea di Aspidion, è arrivata in ritardo per la prima volta in tre anni. Vista la sua intelligenza e l’elevata capacità nel risolvere i problemi, dimostrate con costanza nelle riunioni precedenti, ho deciso che valesse la pena attendere il suo parere” concluse. “Draven Delyrath. Dev’essere l’uomo-serpente” pensò Leonie. Ora conosceva i nomi di ben due persone. Lyssara Delyrath… la donna-pesce l’aveva chiamata così prima. Dunque erano tutti convinti che Leonie fosse questa Lyssara. Leader in formazione della Contea di Aspidion, il cui leader era Draven Delyrath, suo padre. “Intelligenza, capacità di risoluzione dei problemi… sentire il suo parere.” Leonie si congelò sul posto: si aspettavano che lei esprimesse la sua opinione. Lei che non sapeva nemmeno dove si trovasse e per quale motivo tutti la scambiassero per Lyssara. Deglutì, annuendo con serietà. Ormai era in trappola. Sarebbe stato troppo rischioso rivelare la sua vera identità. La sua chance migliore per capire cosa le stesse succedendo era fingere di essere Lyssara. Doveva concentrarsi al massimo sulle parole che sarebbero state pronunciate, perché aveva davvero poco tempo per capire quale fosse la situazione. Fino a quel momento era tutto chiaro. C’erano due continenti: Communia, diviso in stati popolati da persone con caratteristiche innaturali diverse, e quello di Secludor, popolato dai Fae nominati poco prima. Il Principe dei Fae aveva attaccato una Contea occupata da altre persone perché tempo prima quelle terre erano state loro e, anche se le avevano abbandonate da tempo, il principe le considerava ancora sue. Solo una cosa non le era chiara. Quali tra i presenti erano Selka e Joren Pyrelith? Leonie sospettava fossero la vichinga-aquila e il rosso dalla barba piumata, anche se non ne aveva la certezza. “Pertanto, ognuno dei Leader di Communia ripeterà la propria proposta e io e Drayce ripeteremo il nostro verdetto, in modo tale da far capire la situazione nel dettaglio alla giovane Lady Delyrath. Vi chiedo quindi di alzarvi in piedi, enunciando nome, titolo e stato di provenienza, per poi ripetere la vostra proposta di soluzione al problema” aggiunse la donna-rana blu, tornando a sedersi. La prima ad alzarsi fu una delle due donne dalla pelle gialla, quella più giovane. “Il mio nome è Serisse Nyxthar. Sono la Co-Leader dello Stato di Aurantium, situato nel continente di Communia, insieme a mia madre Aurelia Nyxthar, seduta accanto a me. La mia soluzione è semplice e, secondo il mio modesto parere, la più efficace. Il Principe Fenvalur è un bambino che gioca a fare il grande a scapito della libertà e della serenità della gente di Communia. Noi ci occupiamo della formazione dei nostri bambini per renderli adatti al comando. Il Re Fae che fa? Permette a suo figlio di sviluppare idee espansionistiche e guerrafondaie e di costruire un esercito personale sotto il suo naso. Io e mia madre crediamo che il modo più diretto e consono per far realizzare al piccolo principe come funziona il mondo sia inviare un piccolo esercito a contrattaccare, convincendolo a fermare la sua folle crociata prima che i suoi attacchi siano un problema di tutti noi e non solo dei Leader di Ossidia” spiegò con tono asciutto. Mentre parlava, Leonie la osservò con più attenzione. I lineamenti del suo viso erano delicati e dolci, in netta contrapposizione con il suo atteggiamento e il suo stile di vestiario e di trucco. Il viso era il giusto mix tra appuntito e tondeggiante. Gli occhi erano a mandorla, gli zigomi arrotondati. Il naso era piccolo e dritto. La punta era morbida mentre le labbra erano a forma di cuore, di dimensione media. Le sopracciglia erano abbastanza sottili e i capelli blu ammiraglio erano legati dietro la nuca in un’acconciatura composta da trecce, dalla fattura complicata. Qualche ciuffo ribelle sembrava sfuggire alla pettinatura, ma a Leonie diede l’impressione di un effetto voluto. Due sottili ciocche frontali erano rimaste sciolte. Colori peculiari a parte, aveva il viso perfetto per essere la protagonista di un C-drama. Al contempo, il suo stile era più simile a quello di una trad goth o della strega cattiva di Biancaneve che a quello di una dolce e timida concubina dell’imperatore. Il corpetto del suo abito era semplice, dotato di scollo a cuore, nero. Avvolgeva alla perfezione la sua filiforme vita e il suo seno quasi inesistente. La gonna era lunga e voluminosa, a pieghe strette. Il colore principale dell’abito era il rosso sangue, interrotto da qualche striscia nera nel mezzo, ricoperto da una sottile rete di tulle nero. Le palpebre erano truccate alla perfezione da uno strato abbondante di ombretto color Borgogna, in stile smoke eye, che terminava in una punta affilata rivolta verso l’alto. Nella parte inferiore dell’occhio c’era una linea nera, anch’essa sfumata. Il blush sugli zigomi era di un nero-grigio molto pigmentato, che rendeva il viso più affascinante e minaccioso. Le labbra erano contornate di nero e abbellite da un rossetto rosso vinaccia. L’espressione provocatoria e sicura rendeva la sua bellezza ancora più disturbante, come quella di un predatore che si accingeva a studiare la preda per individuare il momento migliore per attaccare. “La nostra dichiarazione è conclusa, vi ringrazio per averci convocate e per aver ascoltato la nostra opinione” concluse con un tono sarcastico che tradiva la finta modestia. Il secondo ad alzarsi fu l’uomo dalla pelle color viola uva, il più giovane tra i due. “Il mio nome è Malachai Voidmyr e sono il Co-Leader dello Stato di Zethyrion, insieme al mio stimato collega Solon Umbraeth, seduto accanto a me. La nostra soluzione è complessa e rischiosa. Malgrado ciò, in questo caso ci sembra doveroso scegliere la strada più rispettosa e non quella più funzionale. Come tutti sappiamo, poco più di un anno fa la regina Nymeris Solenvar ha perso la vita in un tragico incidente durante una celebrazione pubblica a palazzo, insieme ad altri membri dell’aristocrazia Fae e ad alcuni collaboratori domestici. Nonostante questo, il Re dei Fae è riuscito a portare avanti il regno senza lasciare che questo innegabile trauma cambiasse il tenore di vita degli abitanti. Il Principe Erolith Fenvalur ha sempre avuto determinati ideali e sappiamo che sua madre era come una bussola morale per lui, che lo aiutava a discernere tra una buona idea e un’idea impulsiva e inconcludente. Vaelthyr Fenvalur ha dimostrato di essere un grande Re, tenendo in piedi il suo regno da solo. Possiamo davvero incolparlo del modo in cui ha gestito il problema di suo figlio? Noi diciamo che, vista la delicatezza della situazione, ciò che dobbiamo fare è un passo indietro, mandando un nostro emissario dal Re e comunicandogli che dovrà essere lui a trovare una soluzione pacifica che faccia retrocedere il figlio e il suo piccolo esercito, convincendolo a liberare la terra di Ossidia e dissuadendolo dalla sua operazione di conquista nei confronti di Communia, punendolo poi secondo il proprio giudizio. La scelta di come affrontare un figlio in lutto non dovrebbe essere affidata a dei politici, bensì al genitore”. Il suo tono era onesto e pacato e aveva un sorriso convincente stampato sul volto. Osservandolo meglio, Leonie si rese conto che sia lui sia l’uomo più anziano dalla pelle malva avevano dei lineamenti tipici dell’Africa del sud. Spostando l’attenzione dal colore della sua pelle al suo viso, si rese conto che Malachai era molto affascinante. Mascella e zigomi erano prominenti e ben definiti, gli occhi erano neri e intensi, le labbra carnose e il naso piacevole alla vista, con un profilo più morbido rispetto a quello degli altri. Era dritto, arrotondato e un po’ più largo. I suoi capelli erano lunghissimi, legati in larghe trecce che partivano attaccate alla testa fino a scendere in una cascata color rame sulla schiena e sulle spalle. Indossava una tunica viola dall’aspetto comodo, a mezza manica, larga e fluida. Ricordava lo stile arabo e aveva una decorazione argentata che partiva dallo scollo appena accennato fino ad arrivare al petto. Il ragazzo attese qualche secondo, poi disse: “Vi ringrazio per averci convocati e per aver ascoltato la nostra proposta”. Dopodiché si sedette di nuovo. Ci fu un momento di silenzio, poi l’uomo-pesce dalla pelle color indaco, quello che secondo i gusti di Leonie era il più attraente, si alzò in piedi, prendendo la parola. “Il mio nome è Okean Vayne e sono il Co-Leader dello Stato di Thalassor insieme alla mia collega Corallya Thalantir, seduta al mio fianco. La nostra proposta è, secondo il mio parere, la più realistica e pragmatica ed è persino più elementare ed efficace di quella proposta dalla Leader di Aurantium. La politica di Communia e la collaborazione tra Stati hanno sempre funzionato in base ai patti stretti tra gli stessi nel momento della spartizione dei territori. Abbiamo sempre agito in base ad essi e questo ha aiutato Communia a diventare un continente prospero e democratico, risolvendo e affrontando con successo molte problematiche. Dunque, perché cambiare il nostro modo di agire soltanto perché stavolta la minaccia viene dall’esterno di Communia? I patti sono chiari: per quanto il problema possa diventare di tutti, per ora è circoscritto alla Contea di Ossidia. Dunque è un problema di Contea da risolvere fra Leader di Contea. La Contea Ophirae di Aspidion è quella più vicina a quella di Ossidia e le due contee sono unite da uno stretto rapporto di gemellaggio. Questo significa che, stando ai patti, Draven Delyrath e sua figlia in formazione Lyssara Delyrath hanno il dovere di raggiungere Ossidia e discutere una strategia insieme a Selka e Joren Pyrelith. Una strategia diplomatica che li porti a mediare col Principe Erolith, in modo tale che decida di ritirarsi, evitando che il problema si espanda oltre i confini della Contea. Dopotutto i Leader di Contea esistono per bloccare le minacce di questo tipo sul nascere, prima che esse diventino un problema per il proprio Stato e di conseguenza, per tutti gli altri. Una reazione troppo esagerata come quella proposta da Aurantium o evitante come quella proposta da Zethyrion manderebbe il messaggio sbagliato, facendo sentire il Principe Fenvalur ancora più legittimato nella sua missione di conquista. Agire fuori dal protocollo lo convincerebbe che siamo spaventati da lui e, di conseguenza, che lui sia una minaccia importante, aumentando il suo ego e la sua voglia di rendere Communia soggetta alla monarchia dei Fae. Trattando invece il problema come una rogna locale gli mostreremo che non siamo poi così preoccupati e questo lo farà dubitare di sé, rendendolo più ragionevole” argomentò con fare pacato e determinato allo stesso tempo. Leonie annuì. Era davvero intelligente. Il modo chiaro, conciso ed elegante in cui descriveva i concetti le fece battere il cuore e apprezzò in modo particolare l’attenzione alla psicologia applicata alla figura del Principe. La sua voce era delicata e confortante e la sua capacità di dialogare l’aveva distratta dal suo muscoloso corpo, nascosto a malapena da una canotta argentata a rete con un generoso scollo squadrato, che brillava nonostante la luce fioca. Leonie non era solita sessualizzare le persone e non era neppure una grandissima fan dei muscoli. Fu costretta ad ammettere che l’abbigliamento di Okean rendeva davvero difficile impedirle di farlo. L’effetto vedo-non-vedo del top metteva in mostra i bicipiti e gli addominali, definiti seppur non esagerati, rendendo la bellezza del viso ancora più evidente. La mascella era affilata e ben definita. Leonie ridacchiò. Tutti i ragazzi seduti al tavolo avevano una mascella simile. Tuttavia, quella di Okean aveva qualcosa di diverso. Era più marcata e sporgente, molto più squadrata. La sua struttura facciale era la più forte, peculiare e definita. Il naso era corto e importante, dalla punta affilata e diritta. Le labbra erano il giusto compromesso fra sottili e carnose, le sopracciglia spesse e ben definite. Aveva un senso dello stile davvero peculiare. Indossava dei pantaloni neri di velluto decorati da paillettes verdi molto vistose, che mettevano in risalto il colore smeraldo dei capelli a spazzola ben pettinati. “Vi ringrazio per averci convocati e per aver ascoltato la nostra proposta” concluse quindi, sedendosi di nuovo. Il prossimo a prendere la parola fu Drayce Volkharyn, l’uomo con il rhinarium e le orecchie da leone, che si rivolse a Leonie, o meglio a Lyssara (così credeva lui). “Signorina Delyrath, vi è tutto chiaro o avete qualche domanda specifica per capire meglio la situazione?” Prima che Leonie potesse rispondere, dal tavolo si udì un suono: una risata soffocata seguita da un rapido schiocco di lingua. Leonie girò la testa: proveniva da Okean. Drayce inclinò la testa di lato e lo fulminò con lo sguardo, con un sorriso sarcastico stampato in volto. “C’è qualche problema, Lord Vayne?” chiese con tono noncurante e infastidito allo stesso tempo. Okean alzò le spalle con estrema nonchalance. “Nessun problema, Lord Volkharyn. Mi domandavo solo se questa domanda venisse dalla sua cavalleria o dalla sua misoginia. Senza offesa, sappiamo tutti che la vostra natura felina spesso finisce per oscurare la vostra classe, portandovi a compiere errori di valutazione poco consoni al vostro ruolo”. Il tono di Okean era pacato e diplomatico. Nondimeno, le sue parole sembrarono colpire un nervo scoperto di Drayce, che si rabbuiò e smise di sorridere.
“Con tutto il rispetto per la sua cultura, Lord Vayne, non prendo lezioni di stile da un uomo vestito come una rete da pesca” ribatté dunque, tagliente. Lo sguardo di Leonie si muoveva dall’uno all’altro, facendole avvertire una sensazione di déjà-vu. Gli occhi blu intenso di Drayce, il suo sarcasmo malcelato, il modo in cui il volto passava da un’emozione all’altra erano in netta contrapposizione con le espressioni controllate di Okean e il suo veleno così educato e misurato. La struttura ossea di Okean… nel suo cervello si accese una lampadina. Aveva già visto due uomini con quei lineamenti discutere in quella maniera: Soren e Darian Sagginelli, i fratelli vampiri protagonisti della sua serie tv preferita, The Crimson Letters. I due erano coinvolti in un triangolo amoroso con la protagonista umana Eileen Geller e avevano caratteri opposti. Soren era compassionevole, empatico, romantico e contenuto (almeno per la maggior parte del tempo). Darian era impulsivo e caotico, più vicino alla figura dell’antieroe che a quella di un eroe classico. Quando se ne rese conto, dovette sforzarsi di non esplodere in uno squittio da topo davanti a un pezzo di formaggio enorme. Okean era identico a Soren (se Soren fosse stato blu) e Drayce era identico a Darian (se Darian fosse stato felino per metà). Non solo nell’aspetto: anche nel comportamento. Quel dettaglio rafforzò la sua teoria dell’allucinazione, anche se, pensandoci bene, avrebbe potuto anche essere in coma in quel momento e poteva essere soltanto la sua mente che elaborava tutto. Un modo a dir poco inusuale di farlo. Leonie non aveva altre spiegazioni. Ciononostante, in quel momento non aveva alcuna ipotesi alternativai. Notando la sua espressione smarrita, Okean ignorò il commento di Drayce e puntò i suoi profondi occhi grigio antracite in quelli di Leonie. “Va tutto bene, Lady Delyrath?” chiese con un sorriso dolce, accompagnato da un tono elegante ed educato che la spiazzò. Ecco perché le risultava così magnetico e interessante: le ricordava il suo adorato Soren Sagginelli, il fidanzato perfetto per ogni ragazza. Leonie annuì con lentezza deliberata, poi gli sorrise. “La ringrazio, Lord Vayne, va tutto bene. Stavo solo cercando di ricapitolare la situazione nella mia mente per individuare eventuali perplessità” rispose con prontezza, cercando di imitare il linguaggio e il tono degli altri. Se voleva passare per una di loro, doveva farlo bene. Okean annuì, soddisfatto. Subito dopo, Leonie si voltò verso Drayce. “Per quanto riguarda la sua domanda, Lord Volkharyn, mi è tutto chiaro e non ho alcun dubbio. Potete procedere con la comunicazione del verdetto” esclamò. Drayce annuì a sua volta, schiarendosi la voce e spostando lo sguardo da lei a tutti i presenti. “In quanto Co-Leader dello Stato di Therianor, spettava a me e alla mia collega Kalythra Morghast, seduta accanto a me, scegliere il modo in cui noi tutti affronteremo la minaccia costituita dal Principe Erolith Fenvalur. Dopo esserci allontanati dalla riunione ed aver discusso le varie proposte, abbiamo deciso di accogliere quella presentata dai Leader dello Stato di Thalassor. Forse non è la più lungimirante o la più efficace nel breve termine, anche se, per quanto mi duole ammetterlo, l’analisi della psicologia del Principe da parte di Lord Vayne era accurata. Erolith è istintivo e non ha alcuna conoscenza politica, agisce alimentato dal proprio ego e dalla propria arroganza. Trattare l’invasione di Ossidia come un problema di Contea e non un problema di Stato o di continente minerà la sua autostima, rendendolo più aperto al dialogo. Pertanto il nostro ordine è il seguente: saranno Draven Delyrath e sua figlia Lyssara, insieme a Selka e Joren Pyrelith, leader della Contea di Ossidia, a mediare con il Principe per risolvere la situazione, come sancito dai Patti” disse dunque, facendo una piccola pausa. “Ora, il punto spinoso della questione: signorina Delyrath, suo padre ha espresso disappunto nei confronti della decisione, sostenendo che il Principe Fenvalur sia troppo pericoloso per essere gestito soltanto da voi due e dai leader di Ossidia. Non per metterle troppo peso addosso, dopotutto lei è molto giovane ed è ancora in formazione. Ciò premesso, il suo parere può essere rilevante per la decisione finale. Dunque, lei che ne pensa?” incalzò Drayce. Leonie deglutì.
(CONTINUA NELLA PARTE 2. Queste sono solo le prime 5000 parole e il capitolo è lungo più di 14.000 però posso pubblicare solo ogni 48 ore, mi scuso)