3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 2)

scritto da anderwritten
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Quale segreto governativo cela nello stomaco il nuovo cliente dei tassisti orbitali Emma e Pierre?
- Nota dell'autore anderwritten

Testo: 3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 2)
di anderwritten

VI – Trasporti Pericolosi

[POV: Pierre Éngreneux]

"Come mai hai lasciato la Cyberpol?" Chiede mia moglie, tornata invasiva come al solito, "anzi, come hai fatto? I cyborg di terza non erano mica proprietà del—"

"Emma..!" La interrompo a bassavoce, "non sono i soliti clienti..."

Ma che le salta in mente?!

Dovevo aspettarmelo da parte sua, ma stiamo viaggiando per l'autostrada orbitale 407...

Ci manca solo che ci complichino la vita proprio ora!

Con gli armamenti di quel cyborg ci vuole ben poco a farci sbandare e finir dritti tra le fasce di Van Allen.

Il DeserTaxi avrà anche schermature standard e cupola atmosferica per resistere qualche giorno nello vuoto cosmico, ma energia ed eco-zene non crescono sugli alberi...

"Lo so, scemo", ribatte infastidita, ma senza un tono aggressivo, "voglio sapere chi sto scortando prima di finire nei casini coi piedipiatti."

Ecco, appunto, c'è anche quel problema, come se non bastasse.

Il cyborg si limita a rimanere a braccia conserte, guardando un punto fermo fuori dal finestrino.

"È un'IA parecchio taciturna e mite", risponde El Verdiente al posto suo, "si limita a seguire la missione. Non ne ricaverai molto."

"E tu sei rimasto lo stesso uomo meschino di anni fa", ribatte l'interessata, "approfittando di ogni opportunità per fare il doppio gioco. So già di non potermi fidare di te".

"Oh, ma come può accusarmi così?" Sorride, "se proprio non si fidava, non mi faceva venire con voi. Abbiamo un accordo, non? Non c'è alcun motivo di mancare alla parola data."

"Dici? Eppure dovevi stare zitto per tutto il viaggio."

El Verdiente mima una cintura tra le labbra e si cuce la bocca.

"Be', ma almeno un nome lo hai?" Riprende Emma.

La donna gira la testa verso mia moglie, scrutandola dall'alto al basso con i suoi occhi rossi carminio.

"Chiamami semplicemente Rossa", adocchia El Verdiente, "è meglio per voi i cittadini restare fuori da certe strade."

Dallo sguardo è come se gli stesse dicendo qualcosa.

Considerando che si conoscono, potrebbe sapere il suo vero nome? Perché quello è palesemente un nomignolo.

Ma sinceramente sono più che d'accordo con ciò che ha detto.

"Ok, Rossa", canzona Emma, mimando virgolette all'aria, "vedete di non farmi saltare in aria l'auto. E giusto per dire: noi certe strade le percorriamo apposta per evitare che la gente venga ammazzata da quelli come voi."

È il nostro slogan.

La Rossa rimane a guardare fuori in silenzio per qualche secondo, prima di risponderle: "Se ci sarà bisogno di misure drastiche farò in modo di sbattere fuori El Verdiente."

Lui le sorride: "Ah... c'est trop cruelle, madamoiselle..."

"Niente misure drastiche, grazie", puntualizzo, sebbene l'idea di avere uno dei problemi fuori dal veicolo sia molto allettante.

~

Finalmente raggiungiamo l'uscita per uno dei satelliti terrestri che porta alla metropoli orbitale di Easter Gravity.

Nel corso degli anni è diventata grande quanto una metropoli sulla Terra.

Una volta parcheggiati dentro il maxi-traghetto spaziale, un'imponente navicella grande quanto una crociera, man mano che avanziamo lo sfondo dietro i giganti oblò si riempie di cupi e neri parallelepipedi privi di ogni forma artistica dei nostri antenati.

"Che fine ha fatto il cappello?" Incalza di nuovo Emma.

"È passato di moda."

Rossa ghigna: "Ha giocato col fuoco e si è bruciato."

È la prima volta che vedo quel finto gentiluomo irritato: "Sciolto nel plasma."

"Vabbè, ma era solo un cappello", fa notare Emma.

El Verdiente rimane in silenzio.

"Era davvero così importante?"

Non una parola.

Sia io che Emma, li guardiamo entrambi.

Mia moglie è ancora girata, e muove gli occhi prima su uno e poi sull'altro.

Io li scruto dallo specchietto retrovisore, per quel poco che vedo dei loro profili.

Emma torna improvvisamente di buon umore: "Aspeeeeeeeetta! Ma qui sì che c'è una bella storia da raccontare!"

Il cyborg sorride, mentre El Verdiente distoglie gli occhi fuori dal finestrino.

Stavolta è lui quello con una mano sul mento, che fissa l'orizzonte vuoto dello spazio riempirsi di grattacieli.

"È una storia lunga", sintetizza la Rossa.

Emma imbroncia e si rimette comoda sul sedile, incrociando le braccia: "Vabbè, tanto non mi interessa. Non siete nemmeno miei clienti."

"E anche la Rossa è sulla lista nera", vorrei tirarla su di morale, ma mi esce solo questo.

Mia moglie mi fa una linguaccia e tira fuori la sua scatola di bastoncini alla liquirizia.

Ne azzanna uno e se lo tiene in bocca come una sigaretta. Guardandomi.

"Che c'è?" Appoggio un occhio su di lei, con l'altro che guarda la strada.

"Niente. Sei un figone come al solito."

"...non è un buon momento, Emma."

Mette una mano sopra alla mia appoggiata al cambio.

"'Sti qui non devono mica spaventarti, Pierre. Finché hanno bisogno di un passaggio non possono farci nulla. Gli conviene stare zitti e buoni."

Sebbene stia parlando a basso tono, possono sentirci.

Anzi ci guardano incuriositi: uno sorridente e l'altra stoica.

"Lo so, lo so, non mi spaventano", li adocchio dallo specchietto, "piuttosto mi preoccupa cosa potrebbe succedere a noi se la Cyberpol ci fermasse e trovasse i due criminali, sicuramente ricercati."

"Ah, la vie..." fa El Verdiente, "dovrebbe prenderla con più leggerezza, monsier Pierre. È troppo teso."

"Heh, ha ragione, figone."

"Vois-toi? Même votre femme vous le dit."

"Sta' zitto tu", glielo dice proprio lei che non sa nemmeno il francese.

"...e voi tre avete bisogno di prenderla più sul serio. Magari aggiungendo una dose di buon senso."

Il finto gentiluomo mi sorride in faccia.

Mia moglie invece appoggia l'altra mano alla guancia, con un sorriso che amo di più.

Giochicchia con le mie dita, accarezzandole mentre metto la prima per scendere dal traghetto.

La Rossa invece guarda ancora fuori, con una mano cibernetica sul mento.

È molto diversa da El Verdiente e questo si notava fin da subito.

Forse di lei possiamo fidarci... sembra aver recepito meglio ciò che intendevo.

Viaggiare per Easter Gravity è come guidare per Dream Streets: è una vera e propria metropoli.

Dopo qualche incrocio e ingorgo, in cui i nostri passeggeri si scambiano ancora delle frecciatine, arriviamo infine in un quartiere più disabitato di periferia.

Un posto completamente buio, illuminato da qualche luce artificiale.

Sia qui che nel centro città non ci sono né cielo, né stelle.

Solo il nero vuoto del cosmo e qualche rimasuglio di oscuri prismi rettangolari dove ci abita chissà chi, alti almeno tre metri, e che coprono Terra e Luna in sottofondo.

Davanti a noi, un cubo più basso di altri colpisce gli occhi con l'insegna al neon: deve essere la famigerata clinica del veterinario accennata da El Verdiente.

"Non mi aspettavo dicessi sul serio", spengo l'auto, "è un posto reale..."

"E si direbbe una clinica legale. Buono", aggiunge Emma.

"Speriamo sia uno bravo", ricorda invece la Rossa.

"Ah, mesdames", il finto gentiluomo mette fieramente le mani in tasca, "è uno dei migliori."


VII – Incroci Fortuiti

[POV: Pierre Éngreneux]

 

Un Fungus Telepaticus.

Mi cadono le braccia: “Davvero..?”

Tra tutti i veterinari un Fungus Telepaticus?

Un capolavoro d’alieno con la barba da polipo, gli occhi cupi e senza luce completamente neri, e la testa rosa che si apre in due “orecchie” giganti che ricordano la vaga forma di un cappello fungino.

E no, non è solo apparenza, quella.

Emma si sta trattenendo dal ridere: “Ahah, speriamo non scoreggi!!”

Spero VIVAMENTE di no, o ci verranno più allucinazioni inalando le sue spore di quante ne abbiano le droghe scadenti che rifilano certi abusivi nel deserto.

Non che le abbia provate, basta vederne gli effetti sulla gente.

El Verdiente per qualche strano motivo si appresta a entrare un po’ frettolosamente in sala d’attesa: “Non mi aspettavo tutto questo razzismo da parte vostra. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: ci sa fare con gli animali.”

Mi sono cadute anche le spalle: “Non è questione di razzismo... è risaputo che i Fungus sono allergici alla maggior parte dei nostri animali terrestri. Sinceramente non ci tengo a finire come un tossicodipendente che esce da una discoteca.”

“Non la facevo così chiuso di mente, monsieur Pierre.”

“C’è un motivo per cui abbiamo inventato le porte blindate, El Verdiente.”

All’improvviso, un giovane adulto dai capelli grigi di media lunghezza si alza dalla poltroncina a braccia aperte.

“Dobby?! Ma sei tu!”

Ha la faccia di un modello, ma è vestito con uno strano giaccone mimetico, di qualche taglia più grande di lui.

Al cane però non interessa il suo insolito stile: abbaia contento e scodinzolante, correndo verso di lui a fargli le feste.

“Ahahah! Piano, piano!”

“Conosci Dobby?” Chiede Emma, confusa quanto me.

“Sì! Ma dov’era finito?”

“Sulla Terra.” Risponde la Rossa, con occhi socchiusi e diffidenti.

Questi si oscurano adocchiando El Verdiente sul lato buio della stanza.

Senza nemmeno che me ne accorgessi aveva digitalizzato qualcosa sulla mano: ha già una pistola al plasma puntata su di lui: “Ci hai ingannati.”

“Oh, madamoiselle, io ne so quanto lei”, alza le mani in alto, da finto innocente.

“Non era tuo il cane?”

“Lo è.”

Tutti noi porgiamo l’attenzione sull’uomo dai capelli grigi.

Il cane gli sta leccando la faccia.

L’uomo, come accorto di essere osservato, si gira verso la Rossa: “Ehi ma... tu sei un cyborg di terza? Che forte! Sei della Cyberpol?! Sì, devi esserlo! Hai ritrovato il mio Dobby!”

Lei resta in silenzio, lanciando occhiate astiose verso El Verdiente.

“Non si preoccupi, madamoiselle. Recupereremo il nostro gingillo. Non è cambiato nulla dell’accordo.”

“Vorrai dire il mio gingillo.”

Oui, oui... comme vous dis. Davvero, mi creda: non avevo idea che il vecchio proprietario del cane fosse qui. Né tantomeno fosse quest’uomo.”

Il giovane adulto, come per rispondergli, lo guarda a metà sorridente e metà confuso: “Vecchio? Ma che dici? Io sono venuto apposta per chiedere a Micky se poteva rintracciarlo col GPS. Chi sei tu?”

El Verdiente esita per un secondo dal rispondere, per poi fare un inchino formale: “Ve lo stavo giusto riportando. Può chiamarmi El Verdiente.”

Sì certo. Ci crederebbe solo quel povero ingenuo...

“El Verdiente? Che nome d’arte, complimenti!”

Appunto.

“Micky?” Chiede Emma, “chi è Micky?”

“Il veterinario”, risponde El Verdiente.

“Non mi convince”, riprende la Rossa, “perché il tuo cane si trovava sulla Terra?”

Stavolta sta puntando la pistola verso l’uomo dai capelli grigi.

A guardarlo meglio noto le lineature facciali tipiche da cyborg di prima generazione: le classiche e retrograde fessure che dalla seconda in poi sono diventate praticamente invisibili. Gli partono dal mento e raggiungono le orecchie. Tuttavia sebbene si trovino anche sulle braccia, quelle mani devono essere parti di protesi cibernetiche più avanzate.

Non credo siano legali, ma non giudicherò.

“Ehi, ehi!” Le alza lui, vedendosi puntato addosso l’arma, “aspetta, c-calma!”

Il cane le ringhia.

Dallo sguardo di Emma so già che vorrebbe mangiarsi popcorn in questo momento.

Infatti mi guarda trattenendosi dal ridere, come se mi avesse letto il pensiero.

Solo lei può trovare questa situazione divertente. A me sta facendo venire fin troppa ansia.

Cerco di alleviare la tensione: “Possiamo evitare di uccidere qualcuno?”

“U-un momento, uccidere?” Si spaventa il giovane, “è perché l’ho acquistato su internet? S-sono nei guai per quello?”

Per come si atteggia adesso da molto l’idea di un nerd.

Anche se ha la faccia da playboy...

“No”, risponde fredda la Rossa, “ma sei ugualmente nei guai perché si è ingoiato un artefatto militare di proprietà del Governo. Perciò in questo momento il cane è sotto la custodia del Mainframe. Spiacente dovertene separare, ma è meglio se lo restituisci senza far storie.”

“V-va bene, d-d’accordo... non voglio avere problemi. Ma quando potrò rivederlo—”

Il ragazzo si interrompe e guarda il Fungus dietro la vetrina che da’ alla sala medica.

Sta operando un gatto marziano quattrocchi a due code, di cui ignoro la specie.

“Ooh...”, il giovane tira un sospiro di sollievo, “siete qui per rimuoverlo, non per sopprimerlo...”

Un attimo di esitazione: “...v-vero?”

“Il piano è quello”, risponde prontamente la Rossa, che rassicura anche noi altri abbassando la pistola, “potrai riaverlo, ma solo dopo che avrò prelevato il materiale governativo.”

Fatto ciò guarda El Verdiente: “E meno male che lo hai comprato tu il cane.”

Lui si volta altrove e sogghigna: “Oh, suvvia madamoiselle, l’ho trovato al mercato nero, non in un canile.”

“Mercato nero? Ma che cosa vile!” Si indigna il giovane, abbracciando forte il cane.

Dobby ringhia e si gira di scatto, ma si calma subito nello stesso istante in cui stava per dargli un morso.

La Rossa strizza gli occhi.

...

È appena calato un intenso silenzio...

Dopo qualche secondo il cyborg ripone l’arma (o meglio la fa svanire in tanti cubi blu e traslucidi che rientrano sul dispositivo della cintura) per poi appoggiarsi al muro a braccia conserte.

“Va’ a dire al veterinario di darsi una mossa. Quando entrate vengo anch’io. Niente discussioni.”

D’accord”, fa El Verdiente, avviandosi.

“Voi due potete andare”, guarda noi, mostrando un chip, “non c’è bisogno che restiate, vi abbiamo coinvolto più del dovuto. Quanto vi devo per la corsa?”

Come Emma si fa pagare, non posso far a meno di pensare alla Rossa.

Un cyborg di terza generazione... che non opera per il Governo...

Con quel giovane adulto si è spacciata per la Cyberpol... ma non con noi.

Che sia semplicemente una spia in incognito?

O è uno dei ribelli malfunzionanti che sono fuggiti dalla Struttura un po’ di tempo fa?

Al telegiornale intergalattico era stato detto che li avevano prontamente fermati...

Che le notizie fossero vere o false, non mi importa: sono più contento che ci stia pagando e ci lasci andare.

È un comportamento gradito. Quello che un agente professionale della Cyberpol farebbe con dei civili.

Au revoir”, ci saluta El Verdiente, scomparendo nell’altra stanza.

“A mai più”, mi precede mia moglie.

“Spero che Dobby non vi abbia dato troppi disagi”, fa il vero proprietario del dobermann.

“Ma va’”, rassicura Emma, abbassandosi vicino al cane, “io li adoro gli animali. Siamo contenti abbia ritrovato il suo padrone. Non è vero cucciolotto? Sì, sei tu il cucciolotto! Bello bello bellino!”

“WOOF!” Fa il cane strapazzato.

Il giovane playboy ci sorride, e mentre usciamo ci saluta con la mano.

~

Saliamo in macchina e chiudiamo le portiere.

Sbuffo una potente ondata d’aria (e stress) dalla bocca.

Mia moglie alza le sopracciglia e sigilla le labbra, col suo classico sguardo da “Wow, che roba!”.

“Be’...” riprendo fiato, “tutto è bene quel che finisce bene...”

Lei mi guarda, sorridendo con una mezza lingua tra i denti: “Che ne dici di Plutone? Ha dei resort niente male. E ci sono le montagnette artificiali dove posso provare il mio nuovo hoverboard!”

“Massì,” le faccio, “Zero ripensamenti: torniamo a casa e prepariamoci a partire! Ben lontano da mariachi, spie, cyborg, banditi, criminali, alieni strambi...”

“Esatto! Lontanissimo dai guai, proprio come piace a te!”

“Già. E con molta libertà per svagarsi, proprio come piace a te.”


VIII – Triple Facce

[POV: Novantanove]

“Ora che i civili se ne sono andati potete buttare giù la maschera.”

Bella messinscena, peccato abbia controllato la destinazione del DeserTaxi prima di venire qui, entrando di nascosto nel firmware del navigatore.

Il veterinario non si chiama affatto “Micky”. Di certo non è un Fungus, e stando agli orari quotidiani, oggi è chiuso.

Forse i tassisti non se ne saranno accorti, ma io sì.

Ho aspettato il momento migliore perché potessero uscire di scena incolumi.

Ora però basta con i giochi.

“Non ho idea di cosa tu stia parlando...” mi risponde balbettando il giovane adulto dai capelli grigi, “è-è vero che ho fatto provini per fare l’attore, però... dai. Ahah. Perché dovrei mentirle, agente? Dobby è davvero il mio cane...”

El Verdiente guarda l’uomo per un momento, poi fa il finto tonto: “Non mi crede ancora madamoiselle?”

“No”, tengo una mano all’elsa della katana ad alto voltaggio, “fate venire qui il vostro complice e finiamola.”

Dopo qualche attimo di pausa, il gentiluomo sospira e sorride con orgoglio: “D’accord, d’accord... molto perspicace e guerrigliera: sempre pronta a far parlare le armi prima delle parole. Non siete cambiata di una virgola, madamoiselle.”

Detto ciò entra nella stanza accanto. Dal vetro riflettente vedo che inizia a dire qualcosa all’alieno.

Nel mentre, il giovane adulto dai capelli grigi mi guarda.

Ha una calma e una tranquillità sospette.

“Wow, è impressionante”, sorride come la Gioconda, “come ha fatto a capirlo così in fretta?”

“Una semplice indagine.”

“Caspita... che mentalità affascinante. Così ferrea e concentrata, con tanta spavalderia e un po’ di mitezza. Per non parlare della tua tecnologia all’avanguardia... la invidio molto. Però dico sul serio, agente, non mentivo quando dicevo che il cane è mio.”

Non mi piace come sono cambiati i suoi occhi.

Riconoscerei quel tipo di sguardi tra mille: non è per niente quello di un comune cittadino. Anzi, è proprio lontano dall’essere quello di un umano.

Ho lavorato abbastanza con Cinquantotto per riconoscere al volo il volto di chi nasconde la bestia qual è. Specie uno come quello: con lo sguardo da finto innocente che nemmeno quell’idiota di El Verdiente riuscirebbe a pareggiare.

Al contrario della burla del finto gentiluomo, quest’uomo continua a fissarmi in silenzio col suo sorriso giocondo. Resta lì, fermo.

Ringrazio di avere ancora due organi umani che permettono al mio corpo cibernetico di percepire naturalmente l’ambiente e gli altri.

Perché lo sento: è come se stesse aspettando una mia mossa. Una mia parola.

Un predatore con l’istinto di caccia attivo.

Un cittadino impaurito avrebbe mostrato tensione in questa situazione, anche di poco: sono pur sempre un cyborg di terza generazione.

Ma lui è completamente calmo.

Non fa una piega.

Ha qualcosa in mente...

“So a cosa ti passa per la testa. Che sto architettando qualcosa. Che non sono normale.”

“Lo sei?”

“No, no. Non ha senso continuare a fare l’attore, ahah! Ormai mi hai sgamato.”

“Bene, allora vieni al sodo. Cosa vuoi?”

“Dritta al punto! Fantastico! Sai, di solito quelli come te sono tipi piuttosto soli. Per quanto forti vogliono dimostrare esteriormente, alla fine non sanno gestire completamente le loro emozioni. Le reprimono inconsciamente. Ma posso capirlo, sai? Non giudico.”

Tsk. Manipolazioni retoriche come queste le conosco.

“Ho indovinato? Hai le emozioni confuse in questo momento?”

L’unica emozione che mi viene per te è rabbia.

Cinquantotto ha ben addestrato sia me che le IA militari per decenni. Ho già avuto a che fare con gente come quest’uomo.

Queste persone non sono più capaci di provare alcun rimorso, né hanno più freni se si mettono in testa di fare qualcosa.

Non sono più del tutto umani, dentro.

[MASTERware: CBRPOL-PLASM-GUN Mk7 digitalizzata e pronta all’uso]

Il punto è che non lo sono nemmeno io.

Non so più cosa ci sia umano in me, se non due organi che in qualche modo sono tornati in vita.

Un predatore che caccia un predatore deve stare attento a non fare il passo più lungo della gamba.

Gli punto addosso la pistola al plasma.

Lui ne rimane imperturbato.

Ha iniziato a spostare alcune finestre blu e digitali che gli escono dal braccio.

“Ah, eccoti qui. C–RD–CM99, o in breve Novantanove. In passato ti chiamavi... Chiyoko Musashi. Figlia di nobile famiglia, oh, come me! Talvolta indagata dopo aver collaborato con organizzazioni criminali come la YoiKen... okay... hai partecipato al protocollo sperimentale giapponese del 3075... ma tu guarda! Hai avuto l’onore di passare per ogni generazione cyborg del Governo! Ma perché una come te dovrebbe ribellarsi e fuggire dalla Struttura di Contenimento? Sei una biblioteca digitale vivente! Un patrimonio dell’umanità... e così via. Cos’è successo? Qualche scandalo che scatenerebbe l’opinione pubblica?”

Strizzo gli occhi al suo mezzo sorriso sadico.

“Hai fatto i compiti a casa...”

“Ahah, già. Non me lo vuoi dire, non fa niente. Sai... ho sempre trovato interessante la psicologia. Mi aiuta molto a capire gli altri. A entrare nella loro mente e capire cosa stiano pensando. Farlo in tempo reale aiuta molto. Ehi, ma... qui dice che hai pure un fratello adottato. So che vuol dire... avere un fratello, intendo. Anche io ne avevo uno. Tutto ciò che ho imparato sulla psicologia lo devo specialmente grazie a lui! Be’, lui la studiava perché faceva l’università, io lo interrogavo e approfittavo per imparare, ahah!”

Dai sensori integrati mi accorgo che dev’essere qualcosa di più di un cyborg di prima generazione.

Potrebbe essere di seconda..? No, non ha l’impianto idraulico del motore a benzina.

Eppure i sensori mi avvertono di anomalie sui suoi impianti. Specie quei guanti cibernetici. La prima generazione non era così complessa.

Hacker psicopatico e ingegnere fai-da-te... altro che povero malcapitato che ha perso il cane.

Soggetti come questi sono quelli che ucciderei volentieri e gratuitamente.

“Anche il tuo volto compare nei database della Cyberpol”, navigo velocemente tra i miei file craccati che appaiono in popup, e che per fortuna solo io posso vedere, “sei ricercato in tutto il sistema solare col nomignolo di “Alexio” e fai parte della banda di pirati spaziali nota come i Mind Hunters

“Wow, mi hai già trovato? E in tempo record! Caspita, la tua tecnologia farebbe veramente comodo alla ciurma!”

Lo sapevo, era una trappola.

El Verdiente nel frattempo torna in stanza assieme all’altro alieno.

“...s-salve”, fa il Fungus, col fare timido.

Li adocchio tutti e tre.

Pistola ancora puntata, l’altra mano pronta sulla katana: era più nello stile di Terry, ma mi dovrò adeguare.

Per quanto la terza generazione abbia potenti firewall e sistemi anti-hackeraggio, c’è sempre quell’eccezione che può farmi mandare in tilt i sistemi.

Alexio guarda gli altri: “Be’ ero venuto qui per l’artefatto, ma non mi aspettavo di fare jackpot. Ottimo lavoro, Verdi.”

“...mi chiamava così solo Caroline. Rimaniamo con El Verdiente, ti va?”

“Ah, ok, ok. Non volevo infastidirti. Perdi stile quando ti arrabbi!”

È la prima volta che vedo quell’uomo infastidito.

Motivo in più per non abbassare la guardia.

Devo racimolare in fretta più informazioni possibili su questi criminali e sulle loro intenzioni con gli artefatti. Anche se a deduzione direi che vogliono rubare dati IA di coscienze militari.

Devo guadagnare tempo: “Stavolta lavori per dei pirati spaziali?”

Oui, madamoiselle.”

“Sei caduto in basso, vedo.”

“Finché pagano, posso comprarmi una scala.”

È in vena di fare battute, ma non sta sorridendo come al solito.

“Mhm, non possiamo lasciarla andare”, Alexio si mette due dita al mento, “caspita, e io che volevo fare amicizia. In fondo mi hai riportato Dobby...”

L’uomo abbraccia il cane e lo massaggia.

Quello, contento e con la lingua di fuori, lo adocchia per un momento.

Poi volta il suo sguardo su di me e...

Per puro istinto, punto la pistola su Alexio.

Ha trafitto senza esitazioni lo stomaco dell’animale col braccio metallico in finta pelle.

“Non capita tutti i giorni di avere tecnologia di ultima generazione a portata di mano”, la sua calma nell’estrarre un pezzo di satellite dal ventre canino è disumana, “la fortuna non è una cosa da sottovalutare, specie ai giorni nostri. Vero, El?”

Lui si schiaffeggia una mano in faccia: “Fai... Verdiente e basta...”

“Uffa, mi trattate sempre male”, quello non è lo sguardo di una vittima, “non si può più scherzare.”

Il rosso interiore dell’animale sgorga sul pavimento.

Il doberman alza sempre di più la voce dei suoi guaiti, in preda all’agonia.

Finché gli viene tappato il muso a forza dalla mano grigia e cibernetica dell’aggressore.

“Sst. E fa’ il bravo! Calmati! Tanto poi Micky ti curerà sull’astronave. La medicina di Andromeda può riportarti in vita... circa. Giusto, Micky?”

“S-sì, Alexio... g-giusto. Posso rivitalizzare ogni tessuto... che hai disfatto... ma p-perché non hai aspettato salissimo sull’astronave?”

“Oooh... e basta guaire, dai! Ti ho detto di fare il bravo!” Si adira, ignorando l’alieno, “Sam era più educato e intelligente di te! E sta’ zitto!”

Gli da’ un colpo in testa e il cane perde i sensi.

Con un sorriso gentile, ma gli occhi di una bestia, alza lentamente lo sguardo.

Ignora completamente che gli sto puntando la pistola al plasma in faccia.

Potrei scioglierti quel ghigno in qualsiasi secondo...

Devi solo fare un cenno.

Una mossa.

Un’azione.

Ti ammazzo. Qui e ora.

“Ehi, Chiyoko, saresti interessata a lavorare per me?”

No.”

“Eddai... non mi hai dato nemmeno il tempo di dirti cos’ho da proporti.”

“Non mi interessa.”

“Nemmeno se ti pago più di quanto ricaveresti da sola?”

Rimango in silenzio.

Nel mentre... qualcosa aggrappa la mia pistola?!

Non dovresti opporti così.

Alexio è bravo. È un buon contraente, uno che paga bene.

I tentacoli del Fungus!! Ma quando—?!

Questa non ti serve.

Dannato... mi ha tolto la pistola dalle mani!

Devi imparare a essere più diplomatica

Via dalla mia testa!

[MASTERware: SOVRACCARICO DELLA CORAZZA ]

“M-m-ma che..?” fa l’alieno.

Nonostante i rapidi fendenti elettrici della mia katana ad alto voltaggio, il fungoide riesce a portarsi la pistola al plasma fino alle mani.

Alcuni dei suoi tentacoli spizzicano scintille e cadono a terra, bruciati e fumeggianti.

Non me ne sono nemmeno accorta...

Questa razza può rimpicciolire i propri organi flessibili così tanto da non essere visti a occhio nudo?

[ MASTERware: ANALISI COMPLETATA: ATTACCO PSICHICO DI “FUNGUS TELEPATICUS” NEUTRALIZZATO ]

Rinfodero la katana, con una mano pronta.

“Che succede Micky?” Chiede Alexio confuso.

[ MASTERware: ATTIVAZIONE SONAR BIOTERMICO-AUDITIVO. ]

Non solo mi è entrato nella testa tramite onde celebrali, ma mi ha anche disarmata in due secondi...

Devo stare più attenta. Non sarà potente come uno Psichico, ma è comunque una razza pericolosa.

[ MASTERware: CAMPO ANTI-PSICHICO ATTIVATO ]

Questo farà comodo, ma non durerà molto se sto troppo ferma.

“N-non riesco più a connettermi con la sua mente...” continua il fungoide, “c-c-che tecnologia è quella? N-n-non è del Mainframe...”

[ MASTERware: RI-DIGITALIZZAZIONE CBRPOL-PLASM-GUN Mk7 ]

“S-s-se l’è ripresa!! A-Alexio, che si fa?”

Ghigno, mentre i cubi traslucidi fluttuano dalle sue mani al dispositivo della cintura.

Bentornata a casa.

“Non si riesce a capire quel che pensa..?” Alexio allarga le labbra e le braccia, “ma dai! Ma lo sai che abbiamo molte cose in comune?

È pericolosamente entusiasta.

“Non ci sperare, maniaco.”

 

“Be’ Chiyoko... che tu lo voglia o no, è lo stesso un’ottima notizia. Ho deciso che non mi prenderò la tua tecnologia, almeno per il momento. Sento che potremmo diventare degli ottimi amici!



IX – Spionaggio Artigianale

[POV: Emma Champloo]

 

“Non lo so Pierre... non mi convince.”

Lui mi guarda. C’ha lo sguardo pensieroso, ma sempre fico.

“Che cosa non ti convince?”

“Sono preoccupata per quel piccolino... non mi piace la situazione in cui s’è cacciato, con quei due cattivoni...”

“Sì, lo so che ci avresti rimuginato. Per questo gli ho attaccato una cimice sul collare.”

“Eh?” No, maddai, lo amo, “Davvero? No, ma che figata, Pierre!”

“Già”, mi fa con aria risoluta e soddisfatta.

“Ma dove l’hai presa?”

“Ho semplicemente modificato il chip di quei GPS che ti vendono al benzinaio. Sai no, quelli che attacchi sotto la macchina.”

“Ah sì? Hai di nuovo paura che ti tradisco?”, eheh, lo stuzzico col gomito.

“N–No, Emma. Non si sa mai, nel caso ci rubino il DeserTaxi. Ce ne ho attaccati due, per sicurezza.”

“Ah. E perché non me l’hai detto prima?”

“Perché me ne sono dimenticato. È successa tutta la faccenda del cane.”

“Ooooh, okay!”

Gli sorrido. Chissà se capisce che voglio complimentarmi con lui.

Se non lo capisce glielo dirò e basta. Non voglio confonderlo, pensa già troppo.

“Eccoli”, ha pigiato un tasto sul monitor di bordo ed è apparsa la mappa, “stanno scendendo di nuovo dall’orbita. Vanno nel deserto... vuoi andare a controllare?”

Mi guarda, sorridendo.

Mmhm... mi sa che non l’ha ancora capito che lo stimo molto per averci pensato.

Allargo di più le labbra: vincerò io questa gara, eheh!

“Ovvio che voglio!” Mi esalto, lo capirà così, “sei un genio, Pierre!”

“Grazie, amore.”

Missione compiuta, sento vibes positive!

Lui rimette gli occhi sulla strada. Heh, ma guardalo, sta sorridendo per avermi fatto contenta.

Ormai capisco ogni minimo cambiamento del suo bel visone, ma pure del suo umore.

So che sotto sotto non gli piace mettersi di nuovo nei casini.

È sempre stato un tipo strano e complicato. Molto cauto, ma anche deciso e precisone.

Come piace a me.

Vuole l’avventura, ma preferisce star lontano dai guai, soprattutto se non dà alcun profitto o vantaggio; specie all’azienda della mia famiglia, al quale ci tiene pure lui, ora.

Pff.

Ci sta aiutando molto più di quel che crede... e non si sente ancora parte di noi...

“Non dobbiamo andarci per forza, se non vuoi”, gli coccolo la mano sul cambio.

“Tranquilla Emma. Sono anch’io preoccupato per il cane. E poi ricordi cos’ha detto la Rossa prima di arrivare dal veterinario?”

Mi scappa un risolino: “Che El Verdiente doveva starsene muto per tutto il viaggio?”

Mhmmanche. Ma è più il fatto che il nome di Dobby sia falso. Quell’uomo dai capelli grigi lo ha chiamato così, però se fosse stato il vero proprietario avrebbe usato un altro nome. Il tuo intuito aveva ragione, Emma, c’è davvero qualcosa che non quadra.”

Sorrido: “Wow! Che detective super attento che sei!”

“Presto solo attenzione anche ai piccoli dettagli.”

“Hehe, già già. Hai un piano?”

“Certo, amore: li seguiremo da lontano.”

Arriccio la bocca. Non molto fico.

Con un’occhiata fugace se ne accorge: “Tu cerca solo di non intervenire in una sparatoria senza pensarci, per favore”, heh, mi conosce, gli stava scappando da ridere, “almeno questa volta teniamo un profilo più basso possibile...”

Non fa altro che farmi sempre più contenta.

Appoggio la testa alla sua spalla.

So quanto vorrebbe lasciar perdere, ma è anche per questo che lo amo.

Ci tiene a fare la cosa giusta. E cerca di proteggermi.

Io però non vedo l’ora di fare casino per lo stesso motivo!

“Va bene, ficone. Spieremo tutto da lontano, Roger!” Mi esalto e mi batto sul bicipite, “e dopo?”

“E poi ovviamente le cose si metteranno male, per cui sarà meglio avvertire la Cyberpol in anticipo.”

“Uhm, no”, mi stacco da lui, “dimentichi delle modifiche al nostro bolide?”

“Forse sarà meglio non avvertire la Cyberpol in anticipo... e sperare che la sorte non c’ammazzi.”

Heh.

Lui sospira, ma io scoppio a ridere.

Meglio non farlo pensare più, o gli viene ansia.

Stavolta durante il viaggio ci ascoltiamo le musiche techno-classiche e rock-pop che piacciono tanto a Pierre, così si svaga e arriva bello fresco sul posto.

Qualche vibes fighe dopo, arriviamo più in là delle dune del Mare Giallo.

Le rocce iniziano a vedersi e formare piccole montagnette a valle, finché non ci addentriamo in una catena montuosa più alta e massiccia.

Saliamo molti tornanti e infine parcheggiamo sopra uno strapiombo da cui si vede tutto il giallo del deserto, comprese le lontane sagome sfocate all’orizzonte del possente vulcano di Caldera e dei grattacieli di Dream Streets.

Il segnale del collare ci indica dentro la caverna di una buia spelonca.

Lontano da qui si sente il rumore delle cascate. Che posto da favola!

“Dai andiamo”, non sto più nella pelle.

Prendo la mano di Pierre, quella ancora umana, e me lo trascino dietro.

L’entrata del passaggio è stretta e buia. Continua sottoterra.

Soffio un fischio sorpreso: “Profoondaaa! Se lo sapevo portavo lo zainone che c’ho in garage.”

“Quello da escursione, dici? Sì avrebbe fatto comodo.”

Accendo la torcia e facciamo qualche passo.

“No... non ci posso credere...”

Ma dai... c’è di nuovo quell’insopportabile doppiogiochista!

“Per fortuna dorme...” osserva Pierre.

"Heh. El Dormiente."

“Non promette bene..." hai sorriso per un millisecondo Pierre, ti ho visto! "Quella non è una posizione da pisolino.”

Si avvicina al Dormiente e gli fruga fuori qualcosa dalle tasche: “Ah... come sospettavo. A quanto pare sono stati più scaltri di noi.”

È un microchip: mi sa proprio IL microchip che stavamo seguendo.

“...quindi se ne sono accorti?”

Pierre ruba ancora dai vestiti: ci ha trovato il collare di Dobby...

“Direi di sì, mi chiedo perché siano venuti qui. Cosa stanno cercando in un posto del genere?”

Incrocio le braccia.

Pierre gli misura il battito cardiaco. Perlomeno è ancora vivo.

Gli sposta delicatamente le braccia e il collo.

“Non mi piace Emma... qui è successo qualcosa di grave.”

Neanche a me va a genio. Tutto questo è troppo strano.

“Cos’altro hai trovato..?”

Pierre stacca una spina dal collo del Dormiente: “Un tranquillante... non è qui da solo, questo è certo.”

Mi è venuta un’idea.

Meglio svegliare El Coso, qui.

Gli do due schiaffi.

“Aspetta, non credo sia una buona idea—”

Shush”, gli passo velocemente un indice sul naso, “te frugagli le tasche e togligli ogni arma che possiede. Se vogliamo scoprire che è successo lo dobbiamo mettere sotto interrogatorio, detective Pierre!”

Il figone sospira: “Okay, ho capito... addio profilo basso.”

Sai cosa?

Gliene do’ quattro di schiaffi!

 

Se è successo qualcosa a Dobby lo ammazzo!

3099 – Il Mistero nel Dobermann (Parte 2) testo di anderwritten
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