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Cara nonna,
sei sempre nella mia testa sai? Oggi in particolare mi sentivo di scriverti. Sono cresciuta dall'ultima volta che ci siamo viste, ma per te sarò sempre la tua bimba, la nipote più piccola fra tutti quanti, ma che già si faceva notare. Ero tutta tua e di nonno, i miei migliori amici da che ho memoria, la vostra Trottolina sempre in movimento. Dicevi sempre a mamma che io avevo qualcosa di speciale, che sapevo capire gli sguardi, che non servivano parole per farmi capire come le persone si sentissero. Ho ricordi sfocati, ero piccola, ma mamma mi ha detto che quando si è allagata la cucina e tutti erano preoccupati a spostare tutto, nel caos generale non ho detto nulla e sono solo venuta ad abbracciarti. Sai, oggi non abbraccio più. Non perché non mi piaccia, anzi, a volte è l'unica cosa che vorrei, semplicemente perché ho imparato il valore dei gesti. Non mi fido più di nessuno da qualche anno, sai? L'unica persona che riceve abbracci sinceri da me è colei che posso finalmente chiamare migliore amica. Tu non la conosci, ma è una persona meravigliosa, ti sarebbe piaciuta un sacco ne sono certa. Ci sono tante cose che non hai potuto sapere... Adesso abbiamo un gattino, ha tre anni e a maggio ne compirà quattro, è nero ma ha il sottopelo bianco: se lo si accarezza al contrario ci si può disegnare sopra pensa. Ecco, forse lui è stato il mio primo vero migliore amico. Anche lui ti sarebbe piaciuto, anche se gli animali "non erano proprio la tua passione" come dice mamma... Ma io so che non è così. Sì, eri una cittadina, ma lei non lo sa quante volte siamo andate al negozio di animali a guardare i pesci negli acquari e i criceti che correvano sulle loro ruote, o abbiamo fatto una deviazione al supermercato solo per prendere il cibo più costoso per il randagio a cui ti eri affezionata. Quanta bellezza in quel micio bianco... e quanta preoccupazione quando è sparito per quattro mesi. Mi ricordo ogni momento: la prima volta che sono riuscita ad accarezzarlo mentre mangiava dal pavimento della cucina, la prima volta che ha mangiato una crocchetta dalla mia manina, la prima volta che gli ho dato la scatoletta di pesce bianco dell'oceano che sarebbe poi diventata la sua preferita, la prima volta che si è avvicinato senza cibo per farsi accarezzare da me. Mamma queste cose non le sa. Non sa quanto tu fossi legata a quel micio con gli occhi stanchi. Quanti segreti avevamo noi due! Lei dice sempre che in Paradiso si può fare quello che più si ama, e che quindi nonno è nei campi sul suo trattore rosso mentre tu fai shopping tra le vetrine. Ma secondo me non è così, secondo me tu sei in sala a cucire, ad ascoltare qualche videocassetta o in cucina a preparare qualcosa di buono. Quanto mi mancano i pranzi della domenica con te, l'atmosfera di festa anche nei giorni normali, la famiglia tutta riunita, papà che ti dava del lei. E il cibo che preparavi... è vero che non c'è nulla come la cucina della nonna, e la tua era imbattibile: le cotolette di pollo con il succo di limone, il risotto allo zafferano, le focaccine con il prosciutto, le crostate all'albicocca, le sfoglie alla fragola, il pane tostato con il burro che mamma non voleva ci dessi... La mia parte preferita della settimana era concludere il pasto a casa tua, mangiare il gelato seduta sulle ginocchia del nonno guardando "U' scimiott" come lo chiamava lui, salutare Pia e Leti, e finalmente esplorare le mille stanze della casa con mia sorella. Giocare in quella soffitta piena di scatoloni che chiamavamo "Scala rotonda" per via della scala a chiocciola che portava lassù, trovare i passaggi segreti che portavano da una camera all'altra, rincorrerci tra le porte a vetri che univano tutte le stanze, scendere di corsa le scale con la paura di scivolare e cadere, saltare fino a toccare il cielo per far suonare le campanelle a vento appese all'inizio del corridoio. E poi scappare in giardino, salutare le galline, prendere in mano i pulcini cercando di non farsi beccare dalle chiocce, bagnare i bonsai, raccogliere i lamponi, evitare l'albero di albicocche pieno di vespe, raccogliere i fichi maturi, sedersi sulle sedie di sasso tra i tre enormi pini. Dopo che tu e nonno ve ne siete andati uno dei pini si è ammalato ed è stato abbattuto. Sentiva la vostra mancanza, e ora si vede che anche in giardino manca qualcosa. Sai, nonna, anche alcune delle tue bellissime ortensie sono morte. Un cespuglio di quelle rosa, in particolare. La menta al bordo del giardino è seccata, le rose non ci sono più. È come se quando te ne sei andata il tuo giardino l'avesse capito e avesse deciso di seguirti, così che tu te ne potessi prendere cura lassù. Da quando non ci sei mamma non è più voluta andare in cortile, dice che ci sono le zanzare ma secondo me c'è anche qualcos'altro. Lì il tempo si è fermato: a parte il pino, le rose e la menta è tutto rimasto uguale, si sente ancora che sei stata lì, sembra che tu sia andata via da poco, come quando tornavi un momento in cucina per prendere i gessetti per giocare a campana e poi tornavi fuori.
Stiamo tutti bene qui, ci manchi sempre. Io, l'Ari e Roby abbiamo scelto lo scientifico, anche se io non so bene cosa ho intenzione di fare. Quest'anno io compio sedici anni e loro sono maggiorenni, come vola il tempo. L'Eli ha fatto la maturità due anni fa, ora va all'università. Mamma e papà litigano spesso, papà non è mai a casa e mamma ne soffre. Io ormai ci ho fatto l'abitudine. L'Ari ha trovato un fidanzato, si amano e sono completamente presi l'uno dall'altra. Io sono sempre un po' la ruota di scorta, ma posso dire di avere dei veri amici. Ci sono momenti in cui però mi sento un po' più sola, e in quei momenti capita che mi manchi un po' di più.
Mi manca tutto di te. Il tuo profumo, il tuo modo di truccarti perfettamente anche per le piccole commissioni giornaliere, i nostri segreti, le mie marachelle che tu sotto sotto amavi, il modo in cui mi abbracciavi, il profumo della tua crema per le mani, la tua sveglia rossa che interrompeva il nostro sonno dopo pranzo, lo yogurt alla banana sulla panchina del giardino, cucire insieme, ballare il valzer mentre canticchiavi la melodia, le tue critiche ai miei capelli "tosati" corti - che ora porto lunghi, ogni volta che li guardo penso un po' a te - che tu ritenevi da maschiaccio, disegnare insieme i prati fioriti e mettere sempre un albero con un uccellino nel tronco, ascoltare le sigle dei cartoni sulle videocassette da riarrotolare con il tappo delle biro, tu che mi insegnavi a scrivere in corsivo, inventare gli articoli di giornale con la macchina da scrivere e correggere gli errori con il tasto che funzionava solo se ne premevi un altro insieme, colorare il sale con i gessetti, grattugiare i grissini per impanare le cotolette, giocare a Lady Oscar con le spade di spugna, giocare ai travestimenti con i tuoi vestiti e i tuoi foulard e i tuoi mille gioielli. Tengo ancora il braccialetto con i brillantini che mi hai regalato. È un po' rovinato, manca qualche diamantino e alcuni sono spezzati, ma è perfetto così. Lo metto ogni giorno, mi fa sentire un po' più vicina a te.
Ho ricominciato a cucire, a ricamare, a scrivere con il tuo corsivo magico, a ballare il valzer, a dire la preghierina che mi hai insegnato ogni volta che sento un'ambulanza. È come se tu fossi ancora qui per un momento quando faccio queste cose. Quasi sento la tua mano sulla mia spalla, e tu che mi correggi quando sbaglio qualcosa. L'unico dettaglio che rende la tua assenza reale è che non mi ricordo la tua voce. Mi fa malissimo questo, ogni volta che provo a ricordarla mi torna alla mente qualcosa di simile, ma non è la tua.
Vorrei che tu fossi ancora qui. Sono passati 2042 giorni da quando hai spiccato il volo. Sembrano pochi detti così. Cinque anni e mezzo. Cinque. Anni. E mezzo. Avevo nove anni, ora ne ho quindici. Tutto è cambiato e tu non lo sai. Quando ti parlo mi senti?
Mi manchi
Ogni giorno
Ho imparato a mettere quel dolore dove fa un po' meno male, ma ogni tanto ci tiene a ricordarmi che sta ancora là.
Non ho mai smesso di volerti bene nonna
Dalla tua trottolina