CASELLI GAETANO, SOLFANAIO

scritto da aziza
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Testo: CASELLI GAETANO, SOLFANAIO
di aziza


CASELLI GAETANO, SOLFANAIO

Nella memoria e' alto, forse perche' ero bambino e dalla mia altezza di allora cosi' lo ricordo.
Dinoccolato e ossuto e con il gozzo sporgente sembra l'avvoltoio dei cartoni animati. Indossa un grembiale stazzonato e sporco, ha le unghie orlate di nero e mastica sempre le golia che pesca dalla tasca sinistra.
Gaetano fa il solfanaio, che da queste parti vuol dire raccoglitore di cose vecchie. La parola deriva da zolfo, perche’ inizialmente chi faceva questo lavoro trattava soltanto stracci e dava in cambio fiammiferi, che in bolognese si dice “sulfanein”.
Nella zona e' facile vederlo passare in groppa al triciclo: dietro una ruota, collegata ai pedali sulla quale sta il sellino, davanti il cassoncino aperto color bordeaux e due ruote piu' piccole e sterzanti.
Nel terzo millennio nessuno si sognerebbe di usare un mezzo tanto lento e scomodo ma ai primi anni sessanta, quando di soldi ne circolano pochini, non e' difficile incontrarne, cosi' come i treruote della Guzzi e i carri trainati da cavalli, fatti con parti di camion militari della 2a guerra.

'Tano, cosi' lo chiama la gente, e' vedovo, senza figli e vive per il suo lavoro. Se lo scalcinato portone del suo deposito e' chiuso, potete trovarlo in strada a raccogliere la roba che la gente scarta. Lui accetta tutto, non importa se rotto o incompleto; legno, metallo, stoffa, celluloide o bachelite. La plastica ha ancora da venire ed e' cosa rara.

"SULFANEEEEEER!!!!!"
Il verso familiare echeggia per le strade e chi si vuol liberare di qualcosa ferma Caselli dalla finestra con un gesto. L' aria grifagna, il lungo viso butterato dall' acne e il carattere taciturno gli hanno costruito addosso la fama di uno da lasciar perdere ma in realta' si tratta di un uomo buono dal carattere schivo e timido. Capita infatti, se la "merce" e' troppo pesante o ingombrante, che sia lui a salire spontaneamente in casa dal cliente, salvo poi borbottare qualcosa di incomprensibile. A noi bambini fa' un po' paura; il suo magazzino, invece, rappresenta per noi una sorta di Eldorado, un luogo magico e inquietante che ci attira inesorabilmente.

Quando fa maltempo Gaetano ne approfitta per mettere ordine o riparare qualcosa. Ha mani che sanno trovare i segreti di ogni meccanismo; sono massicce, innaturali su un corpo cosi' magro e sembrano vivere di vita propria, mentre il volto conserva la consueta espressione remota.
L'ambiente e' molto ampio e stracolmo di oggetti divisi per materiale. C'e' davvero di tutto, tavolini senza gambe, sedie sfondate, lampadari e stufe coperte di ruggine, tubi, scatoloni e una carriola ricolma di ferri da stiro, vecchi cenci, bottiglie, bidoni e damigiane da vino. Una vasca dai piedi a zampa di leone sembra camminare sul cemento del piancito e un attaccapanni in ferro e marmo e' in muta conversazione con un formoso manichino che al posto della testa ha un paletto di legno. Fioche lampadine da pochi watt accentuano le ombre conferendo al camerone un'aria sinistra e lugubre. Accanto all'ingresso il sottile tramezzo di uno stanzino. Sulla porta, un calendario dell'Olio Castrol del 195... l' ultima cifra non si legge, nascosta dal filo marrone che il chiodo arrugginito ha colato sul cartoncino color seppia.

All' interno, una piccola scrivania, un tavolino con morsa da meccanico e una vecchia poltroncina che pare soccombere sotto il peso di un mucchio di riviste. Sul muro una miriade di attrezzi: c'e' di tutto, sia per meccanica che per falegnameria. Una mensola grande un palmo regge due automobiline Corgi Toys e una piccola gondola color argento.
Ogni tanto, quando non ha altro da fare, Gaetano raspa nei mucchi con movimenti lenti. Senza neppure guardare ne estrae qualcosa, ci butta sopra un'occhiata poi si accosta al banco e inizia la riparazione. L' aria e' distratta, i gesti casuali, o almeno cosi' sembra, ma quando afferra una chiave inglese o una pinza la scelta e' sempre giusta. In breve l'oggetto e' riparato e messo in un'altra zona del magazzino, in attesa di un acquirente.

Gaetano alloggia in un paio di modeste camere che prendono luce dal cortile interno ma corre voce che tutto l' edificio gli appartenga e che lui sia ricco di famiglia. Se qualcuno gli fa domande, borbotta o cambia discorso, scuote la testa e riprende a trafficare.
Negli anni la sua fama di riparatore si e' diffusa nel quartiere; capita allora che un ragazzino arrivi con la bici sfasciata o che una donna gli porti un tostapane guasto. Gaetano ciondola il cranio, sbuffa, palpa l'oggetto e bofonchia di tornare domani.
"Lei fa ottime torte di mele - dice, con il tono di chi non vuol saper ragioni - La prossima volta si ricordi di me, o mi da' quello che vuole"
Ai ragazzini, invece, nemmeno risponde ma in pochi giorni il danno e' riparato e la bici non ha mai funzionato cosi bene in vita sua.

'Tano mori' nel sonno la notte di Natale del 1961, anno palindromo. Se ne ando' tranquillamente, come era vissuto.
In seguito mia nonna mi racconto' che durante la guerra Caselli aveva nascosto per molti mesi in una stanza segreta del solaio un’intera famiglia di ebrei che grazie a lui si era salvata dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti.

'Tano, una persona semplice e di poca cultura, che nella vita ha saputo prendere decisioni difficili e, in silenzio ma con tanta coerenza, difendere, giorno per giorno, cio' in cui credeva.
A volte penso a lui quando guardo certi personaggi di oggi, tutta apparenza e poca sostanza, personaggi che non fanno altro che dire “io…io…io” poi mi consolo pensando che di gente come Gaetano ce ne sara’ sempre.



CASELLI GAETANO, SOLFANAIO testo di aziza
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