Fan

scritto da Simona
Scritto 25 anni fa • Pubblicato 22 anni fa • Revisionato 22 anni fa
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Autore del testo Simona

Testo: Fan
di Simona


Non credevo ai miei occhi. Davanti a me si ergeva l’enorme cancello bianco di là del quale vi era Red Palace la lussureggiante dimora di Arthur Smith.
Un gesto di Paul Creed, manager e amico di Smith, e le due guardie che si trovavano ai lati del cancello ci fecero entrare.
Attraversavamo un viale di ghiaia bianca che si divincolava tra abeti dal lungo fusto sostituiti da prati verdi. Rimasi allibita da questo spettacolo
“Questo non è niente” esclamò Creed percependo la mia sorpresa.
La macchina si fermò davanti ad una fontana, con una statua raffigurante una donna seminuda che cavalcava un gran pesce dal quale spruzzavano zampilli di acqua, e tutte intorno alle aiuole infinità di fiori. Davanti la casa, definirla così era un oltraggio. Si ergeva su due piani, aveva un aspetto imponente. La casa, di colore bianco, sembrava una scultura, infatti, era colma di statue scolpite sui muri della stessa e le finestre erano circondate da archi su cui erano fatte rampicare piante che producevano fiori di colore rosa.
Entrando nel gran salone d’ingresso mi colpì la scalinata al centro di due enormi vetrate che si ergevano fino al soffitto, le quali riflettevano la luce del sole che quasi mi accecò.
“Ti accompagno nella tua stanza” disse Creed
Salimmo le scale. La casa era immersa nel silenzio. Al secondo piano procedemmo per un lungo corridoio.
“Questa è la tua camera” Creed indicò la seconda porta sulla sinistra
La stanza aveva un arredamento stile antica marina, con ampia terrazza che si affacciava sul lato ovest della casa, da qui scorgevo il laghetto delle rose chiamato così dal vecchio nonno di Smith, il quale aveva attribuito un nome a tutti i luoghi della tenuta.
Arthur Smith, il cantante che aveva venduto più di 200.000 copie con il suo Lp Lover e che oggi è ancora ai vertici delle classifiche. Ero una sua fan dai tempi di Friends e non avrei mai pensato di riuscire a stringergli la mano.
Io ero una scrittrice, conosciuta nel mondo della letteratura per aver scritto degli articoli e racconti vari, ma non avevo ancora sfondato nel campo della cultura con i miei romanzi. Non volevo accettare l’idea di scrivere la biografia di Smith. Non era ciò che sognavo come dissi al mio consulente editoriale quando fu messo in contatto con il manager del cantante.
“Lei ha fatto una buon’impressione al Signor Smith” mi disse Creed mentre visitavamo la proprietà che si affacciava sul mare ed era corredata da campi da golf, da tennis, piscina, una scuderia e tanti altri relax.
“Il Signor Smith a proprio tutto” enunciai con sarcasmo
“Stasera è invitata alla festa che Smith terrà per i suoi amici”
Il mio incontro non fu ciò che desideravo.
Smith si presentò indossando un vestito blu, camicia bianca e una rosa rossa nel taschino, i capelli erano così corti che s’intravedevano solo per il colore nero corvino e gli occhi scuri davano un senso di sicurezza, il sorriso era dolce. Mi scrutò da capo a piede.
“Avevi ragione ad intraprendere la carriera di scrittrice” affermò Cora, un'amica, quando le raccontai la mia storia “Che fortuna! Dimmi lui com’è ?” continuò
Le risposi che avevo scambiato con lui solo tre parole
“Buonasera. Sono onorata di essere qui. Grazie per avermi offerto quest’opportunità”
Mi sentii sciocca.
Creed mi aveva lasciato piede libero per la biografia anche se prima della stampa sarebbe stata attentamente controllata dallo stesso Smith
“Entrambi avete una reputazione da salvaguardare, quindi è meglio lavorare insieme” disse Creed La mattina riuscivo a scrivere con più tranquillità, mi alzavo verso le sette e andavo alla scuderia. Prima volevo descrivere l’ambiente in cui viveva Smith e poi avrei pensato al resto.
Ero impegnata nello scrivere e non percepii la presenza di qualcuno alle mie spalle fino a quando non parlò
“Buongiorno” riconobbi subito la voce suadente e l’accento forte.
“Buongiorno” risposi voltandomi.
Lui era lì. Era avvolto in un accappatoio bianco e, per nascondere la stanchezza di quella notte, occhiali da sole neri. Si sedette di fianco a me
“Spero di non disturbare il lavoro” un sorriso dolce si stampò sul suo viso “Paul mi ha affermato che hai un tuo modo di lavorare, ed io non voglio fare la persona scorbutica e fredda, come mi definisce la stampa” mi offrì la sua mano “Vorrei però essere informato su cosa scrivi”
“Non sono una giornalista e quindi non sono in cerca di scoop” dissi stringendogli la mano
“Paul mi aveva sostenuto che sai il fatto tuo” affermò “Mi fido” strizzò l’occhio “Buon lavoro” se n’andò
Decisi che la biografia doveva contenere la vera personalità di Smith, e non la falsa figura da sex symbol che gli avevano conferito i mas media.
La seconda fase del mio lavoro consisteva nel parlare con parenti, amici e le persone che lavoravano a fianco a fianco con Smith. Qui trovai un grosso ostacolo perché l’unico parente di Smith era suo fratello minore. Non avevano avuto dei buoni rapporti dopo la morte del padre, mentre la madre era morta da dieci anni.
“Smith non ama parlare dei suoi genitori” disse Creed quando gli chiesi spiegazioni della famiglia “Puoi provare a fargli delle domande ma non credo tu possa storcere qualcosa”
“So che non ne parla molto volentieri ma per la biografia sarebbe necessario introdurre alcune informazioni sulla sua famiglia” enunciai a Smith sottoposto ad un massaggio da Chow, il giovane giapponese che si occupava del reparto sauna.
Smith gli fece gesto di andarsene e lui si coricò con un inchino.
Si alzò coperto da un asciugamano legato alla vita. I suoi pettorali sembravano scolpiti e anche le gambe erano muscolose segno evidente che si sottoponeva ad una leggera attività fisica.
“Si sente in imbarazzo Signorina Prince ?” chiese guardandomi
“No” risposi in fretta distogliendo lo sguardo dal suo corpo
Sorrise. Non ottenni niente e persi il resto della giornata perché Smith mi propose di andare a farmi una sauna, che si rilevò rilassante ma non produttiva.
Le persone che lavoravano con Smith non mi offrirono grandi spunti per la biografia tutti riferirono che era una bravo ragazzo
“Forse hanno paura di perdere il posto” enunciai a Peter, una delle guardie del corpo
Con lui avevo stretto un amicizia particolare, lo stesso Smith fece delle osservazioni
“Trascorre molto del suo tempo con Peter”
Ero un po’ nervosa. Da una settimana ero a Red Palace ed avevo scritto solo dieci pagine.
Guardandolo dritto negli occhi esclamai
“Che cosa dovrei scrivere nelle sua biografia ?”
Invece di rispondere propose
“Che ne dici se stasera ci prendiamo la serata libera ?” continuò “Ci facciamo accompagnare da Peter in un locale tranquillo e saremo solo Arthur e Sara”
Accettai. Forse quella serata mi avrebbe catapultato sulla strada giusta.
La cena fu ottima, il locale, come aveva detto Smith, tranquillo e la compagnia molto piacevole.
Era interessante parlare con Smith. La sua voce era trascinante proprio come succedeva quando cantava.
Parlammo della nostra infanzia, di cosa ci aspettavamo dal futuro, mi fece molte domande sulla mia vita ed io le feci a lui con il giuramento di non riportarle sulla biografia, accettai con malincuore questa promessa.
Capii che Smith non aveva tutto, non aveva nessuno che si occupasse di lui, su cui lui poteva contare in qualsiasi momento e che non pensasse al suo successo. Un’amica speciale la definì.
“Le donne che frequento non amano me, amano i miei soldi” affermò con sguardo triste
“Grazie per la bella serata” dissi quando ci lasciammo
“E’ stato un piacere per me”
No, non potevo scrivere di quella sera. Sarebbe stato come tradire la fiducia di Smith, lui si era confidato con me ed io non lo avrei deluso neanche per una stupida biografia che mi avrebbe portato al successo.
La vita di Smith scorreva tra feste, concerti, interviste, incisioni discografiche ma anche con qualcosa di nuovo: la mia amicizia.
Dopo un mese di lavoro avevo in mano molto materiale per la mia biografia, niente che si avvicinasse alla vera personalità di Arthur, quella che dimostrava verso di me
“Questo è ciò che vogliono i lettori” disse durante una delle nostre lunghe passeggiate a cavallo nella sua tenuta
“Forse” dissi con rammarico
“Così hai finito il tuo lavoro” affermò con voce triste “Non sei felice? Hai fatto un buon lavoro”
“Forse”
“Sara….” Mi costrinse a guardarlo “non voglio che tu vada via”
I nostri corpi si avvicinarono e le labbra si unirono in un bacio passionale.
“Smith ha affermato che la biografia non va bene” mi comunicò Creed al nostro ritorno
“Non capisco……” rimasi allibita dalle sue parole
“Sostiene che non la farà pubblicare”
Non capivo.
“Che cosa significa ?” domandai a Arthur introducendomi di corsa nella sua camera
“Significa che tu resterai qui con me” enunciò “Se a me non piace tu dovrai lavorarci sopra” mi strizzò l’occhio
“Non puoi farmi questo” ero furiosa “Che cosa penserà il mio consulente ?” continuai “Mi considererà un’incapace!”
“Credevo ci tenessi a restare”
“Oh, Artuhr” lo abbracciai
Arthur aveva fatto quella mossa per farmi restare al suo fianco.
“Ti amo” disse
“Ti amo anch’io ma non è giusto in questo modo”
I giorni che seguirono furono per me un incubo. Non sapevo che cosa fare. Arthur aveva lasciato la decisione a me
“Io ho lottato per arrivare dove sono e capisco che anche tu abbia i tuoi obiettivi”
La biografia uscì e fu un successo per tutti ma per il mio orgoglio personale ero insoddisfatta.
Lasciai Red Palace con un vuoto nel cuore. Arthur aveva promesso e mi aveva fatto promettere di tenerci in contatto ma sapevamo entrambi che era una promessa che non potevamo mantenere.
La biografia di Smith mi aprì infinite porte che fino allora erano rimaste chiuse e finalmente sfondai come scrittrice di romanzi. Per Smith la biografia fruttò un incremento nella vendita di dischi.
Due mesi dopo il nostro ultimo incontro ricevetti una telefonata da Creed il quale, per richiesta di Smith, m’invitava come ospite ad una festa a Red Palace.
Accettai l’invito con titubanza.
“Peter verrà a prenderti alle 20” riferì Creed
Quando arrivai davanti a Red Palace non c’era ombra di invitati.
Sulla porta Arthur si fece avanti e salì al posto di Peter.
“Sono felice che tu abbia accettato” disse
“Ma….” Non mi fece finire la frase “E’ una sorpresa”
Il Glay Reed.
“Arthur mi sei mancato”
“Anche tu, piccola”
Fu lì, al ristorante del nostro primo appuntamento, che mi chiese di sposarlo.
“Si” risposi con emozione
Da allora sono passati dieci anni e ci amiamo con la stessa passione.
La stampa ha discusso molto sul nostro matrimonio. Ho visto fan disperate che si strappavano i capelli alla notizia e molte mi odiano ancora.
Abbiamo rinunciato entrambi al successo futuro, ma non è stato un sacrificio perché siamo insieme ed abbiamo tre splendidi bambini che ci danno una gioia imparagonabile.
Fan testo di Simona
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