Per non dimenticare. Otto Agosto.

scritto da oissela
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Autore del testo oissela

Testo: Per non dimenticare. Otto Agosto.
di oissela

OTTO AGOSTO 1956


Oh Santo Dio, ma cosa sta succedendo?
Mi ritrovo in questo cunicolo, in alto, sulla destra e si respira ancora bene.
Non posso fare niente, né per me e né per gli Altri.
Li vedo e credo che siano tutti morti.
Non si muovono.
Forse tocca anche a me e allora nell’attesa scrivo la presente, sperando che possa aiutare i soccorritori a riconoscermi.
Ho diritto ad una degna sepoltura, sono un minatore.
Se non fosse stato per la grande nevicata che ha distrutto i nostri raccolti, starei ancora nella mia terra.
È bella la mia terra e sa essere anche generosa, ma è culturalmente impreparata ad affrontare il freddo.
La mia terra si dispiace quando i suoi figli se ne vanno a cercare fortuna all’estero.

Sono Bolivario Antonino ed ho 23 anni.
Vengo da Gallipoli e sono iscritto all’ultimo anno di lettere e filosofia, appena avrò il denaro necessario, riprendo a studiare.
Sono cinque mesi che lavoro in questo posto e la paga è buona.
Ogni mattina, assieme alla squadra, scendo nel pozzo e poi pala e picco.
Carbone.
Ai Belgi piace il carbone e io li accontento.
A me piacciono i franchi belgi e loro me ne danno tanti.
L’aria si sta facendo pesante e non si sente alcun rumore.
Meno male che la lampada mi fa compagnia.

Stamattina non ho sentito la sveglia ed è stata mia sorella ad avvisarmi che si stava facendo tardi.
Non volevo alzarmi e le ho detto di lasciarmi in pace.
Lei ha insistito e mi ha detto che non potevo rinunciare ad un giorno di paga.
Mi ha preparato il caffè e due tartine spalmate di burro.
Visto che mi aveva svegliato, per farsi perdonare ha messo due fette di jambon nelle tartine.
Sono partito, sperando di non arrivare in tempo a prendere il treno.
Piovigginava e più volte stavo per tornare indietro.
Una giornata in meno di lavoro, non avrebbe cambiato la nostra situazione.
Non ho voluto deludere mia sorella.
Ti voglio bene, Maria.

Il treno l’ho preso e sono arrivato puntuale come sempre al pozzo.
Abito a Jemappes e la domenica vado a visitare la casa dove abitava Van Gogh.
Faceva il predicatore a Cuesmes, curava i minatori feriti e mangiava patate con loro.
Anche a me piacciono le patate fritte, sono proprio saporite.
Sono brutti i terrils: Le piccole Alpi che abbiamo creato noi.
Se la scampo, mi prendo tre giorni di malattia.
Vediamo se le medecin ha il coraggio di rifiutarmeli.
La lampada fa ancora luce, ma l’aria è assai pesante.
Se esco in superficie, giuro che vado a San Giovanni e mi faccio confessare da Padre Pio.
Forse non funziona il pozzo dal quale si estrae l’aria.
Ho voglia di dormire, adesso metto questo scritto in tasca e mi farò un lungo sonno.
Per non dimenticare. Otto Agosto. testo di oissela
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