"Perche' non siamo come le lumache?"...potrebbe sembrare una domanda posta da chi si occupa di fauna e studia gli animali.
Le lumache.
Tra l'uomo e le lumache, una differenza fondamentale: le ossa.
Ecco perche' questa frase ha un suono stridente, grottesco, ed e' anticamera di incubi, paure, follie, ma innanzitutto e' sinonimo di dolore.
Dolore acuto, stridente, angosciante, penetrante. Dolore insistente, continuo, agguerrito.
Mio papa', il mio caro e tenero papa', si e' chiesto il perche'.
Ha afferrato mio fratello per il collo della camicia infilando lo sguardo nei suoi occhi, e affondando le sue pene nelle pupille atterrite un soffocato ma deciso "FA MALE" gli e' uscito dai denti.
Ma e' stato un caso unico.
Quella sera, mentre lo salutavo e gli chiedevo come stava mi rispondeva "Bene Amore bello, Luce dei miei occhi. Non preoccuparti, vai dalle tue bimbe". Ma nel fondo dei suoi occhi apparentemente calmi la devastazione del terrore e del dolore gli annebbiava lo sguardo.
Le mie bimbe, unica ed indispensabile nota di calore nella mia arida ed inespressiva vita, povera di sentimenti ma colma di emozioni.
Non esiste un amico sincero, ma solo il grande amico traditore, che si e' portato via mia moglie e dieci anni di matrimonio in 6 mesi di bugie e tradimenti, dove il sorriso apparente e la pacca sulla spalla erano presagio di morte interiore.
Forse la carta. La carta e' sincera depositaria di informazioni e segreti, priva di commenti e falsi consigli. La carta accetta ogni frase, prende ogni affermazione registrando accuratamente ogni segno, sfumatura, segno di interpunzione.
Amica carta. Impossibile che tu mi tradisca.
Caro, dolce, tenero papa'.
Hai sempre pensato prima agli altri; ti sei sempre messo in secondo piano, e persino ora, steso nel letto di un ospedale dove anche se i muri sono azzurri e le pareti ricoperte di legno, la tua malattia non guarda il pregio delle finiture ma affonda le sue fauci nelle tue carni, rodendoti tutte le ossa e gustando con particolare avidita' le tue meningi.
E ad ogni suo boccone ti allontani senza possibilita' di ritorno.
Ho sempre faticato ad esprimerti i mie sentimenti, ma da qualche tempo a questa parte ti riempio di baci sorridente, e ti comunico il mio Amore con tutte le parole che posso.
Perche' e' vero che ti voglio bene e che te ne ho sempre voluto.
Ricordo quando ero piccolo e dentro la vasca da bagno facevo pipi' per dispetto mentre mi lavavi. Mi guardavi serio, ed io sostenevo il tuo sguardo con una risata che subito ti contagiava.
Mi hai sempre pubblicamente difeso, anche davanti all'evidenza dei fatti, e poi in privato mi insegnavi e mi correggevi.
Cosi' come hai insegnato alle mie due dolci principesse tante cose in modo razionale e discreto. E pur essendo due creature in tenera eta', la parola "nonno" suscita sempre in loro una piacevole sorpresa.
La sorpresa di un nonno sempre sorridente e disponibile, che camminando carponi giocava a nascondino divertendosi quanto loro.
Fino a quel pomeriggio d'estate in cui, provando ad alzarti, il corpo non ti sorreggeva piu', lasciandoti a terra in balia della forza di gravita', che con avidita' e scherno ti voleva possedere in via esclusiva.
La nostra grande famiglia, cosi' unita e diversa da molte altre per la sua coesione, la sua forza verso il mondo ha sempre trovato vitalita' nelle tue iniziative di affetto e generosita' verso tutti.
Ed ora che stai fuggendo, come un soffio d'estate in ottobre, la mia rabbia e' grande come questo senso di impotenza che acquieta la voglia di spaccare il mondo nella vista della tua sofferenza, mascherata sempre da un sorriso procurato per non farci soffrire.
Ti ho sorretto con il terrore di vederti sbriciolare cadendo a terra quella mattina in cui accompagnandoti verso l'ospedale hai allargato le braccia verso il sole immerso nel cielo sereno dicendo "Signore, fammi vedere anche la prossima primavera. Fammi godere i miei figli e le mie nipotine. Per favore, Signore! Cosa ti ho fatto di male?".
Ed ho pianto in un silenzio rotto dall'aria smorzata dall'ugola arrossata quella sera che, seduto in bagno hai appoggiato la tua testa alle mie ginocchia dicendo "O Signore... come fara' tua madre senza di me. Come farete... e come posso darvi questo dispiacere".
E quanto ho desiderato morire quando annebbiato dal dolore piangevi dicendo "Signore perche' mi fai questo ! Sono stato un cattivo padre ? Non credo di aver mai picchiato i miei figli .." e mi guardavi dicendo "Ti ho mai fatto del male, Amore bello ? Se te ne ho fatto ti chiedo scusa, non volevo..."
No Papa' mio, non mi hai mai fatto del male. Mi hai insegnato a vivere, e me lo hai insegnato all'insegna dell'Amore.
Ed ora ho imparato ancora una volta da te ad amare gli altri, a non trasferire la propria sofferenza su chi ti sta vicino.
E continui a sorridere, in quei rari momenti in cui Dio ti concede un lampo di luce ed i tuoi occhi attraverso la nebbia di una ragione ormai ridotta al lumicino ci guardi e ci riempi di parole e di espressioni di un amore di cui non credevo capace neppure lo stesso Dio.
Hai guardato l'infermiera che ti misurava la pressione dicendo "poveretta anche lei...", e guardando noi "mi dispiace che mi vediate cosi, mi dispiace perche' vi ricorderete di me cosi'...".
Sei unico, papa'.
E non solo perche' sei il mio papa'.
Sei un grand'uomo.
Ti voglio tanto bene.
PERCHE' NON SIAMO COME LE LUMACHE? testo di nuovog