Era trascorsa una settimana da incubo, per Natasha, che sentiva stringersi, inesorabile, un cerchio di prove sempre più schiaccianti intorno a lei, nella penosa consapevolezza che a metterla in quella straziante situazione era stata proprio la persona che più amava al mondo, l’uomo per cui avrebbe donato la vita.
Erano le tre del pomeriggio quando Pietro Galbiati, convocato, varcò l'ingresso dell'ufficio dell'ispettore Giava. Questi, dopo averlo cortesemente invitato ad accomodarsi, esordì, saltando subito al sodo:
"Sa, da cosa ho compreso che lei ha mentito?" Davanti allo sguardo interrogativo, quanto incredulo, del suo interlocutore,Giava proseguì:
"Mi guardi bene: ho quasi sessant'anni e ne ho visti di fatti criminosi, però sinora non mi era mai capitato il caso di una persona che commettesse un delitto senza concordare l'alibi con chi avrebbe dovuto, poi, confermarlo."
Pietro, che lo aveva ascoltato con voluta indifferenza, non aprì bocca. Quindi, fu di nuovo il poliziotto a parlare:
"Perciò le possibilità sono due: o voi due avevate concordato una certa versione e lei, per motivi suoi, all'atto pratico non ha mantenuto la promessa; oppure è stata la sua fidanzata a dire la verità, e voi due eravate assieme".
"Non capisco dove voglia arrivare,ispettore. Che interesse avrei potuto avere a danneggiare la posizione della mia fidanzata?"
L'ispettore Giava, lo squadrò con i suoi occhi intelligenti e acuti, per poi rispondere:
"Questo sarà lei, a doverlo spiegare a me, signor Galbiati".
Il giovane scattò in piedi: " Lei non ha alcuna prova per ..."
"Stia calmo giovanotto”, l’interruppe Giava, “e resti seduto, quanto alle prove lasci valutare a me …"
Pietro si lasciò quasi ricadere sulla sedia, mentre Giava riprendeva come se nulla fosse:
" Forse solo per istinto, o esperienza professionale, ho da subito intuito che era la signorina Libiakova a dire la verità, ma per esserne sicuro, ho aspettato un paio di giorni in attesa di qualche reazione: se veramente avevate concordato una versione e poi lei non avesse
rispettato i patti, la sua fidanzata non avrebbe resistito a lungo e, per paura o per vendetta, avrebbe cercato di coinvolgerla nel delitto… ma ciò non è accaduto." Pietro, cercando di apparire calmo, rispose:
"Signor ispettore, non vorrà presentarmi come prova il fatto che la mia fidanzata non mi abbia accusato!"
Giava lasciò passare numerosi secondi, mentre il giovane si mostrava sempre più agitato:
"No,certo. Questa non è una prova. Ma potrebbero diventarlo i cinquemila euro che lei ha depositato ieri sul suo conto corrente, se lei non saprà giustificarne la provenienza."
Il giovane cercò di resistere, contraddicendosi più volte, ma dopo poco più di un’ora, crollò:
"Alcune settimane fa, sono stato contattato da uno sconosciuto, che per motivi sui quali non ho voluto indagare, mi avrebbe dato centomila euro se avessi ucciso Giorgio Agliardi. Gli feci subito presente che sarei stato il primo ad essere sospettato ... a parte il fatto che non sono un assassino.
Però i soldi mi facevano gola. Perciò, mi venne in mente di proporre a quell'individuo che avrei potuto offrirmi di sviare le indagini,
facendo ricadere la colpa sulla mia fidanzata. Natasha avrebbe avuto comunque tutte le attenuanti, viste le circostanze, e non avrebbe di certo subito una pesante condanna. Naturalmente non si parlò più di centomila euro, ma ci accordammo per quindicimila, di cui
cinquemila in anticipo."
Per la Polizia non fu possibile individuare il misterioso mandante. Peraltro Pietro, accusato di vari reati, fra cui calunnia e falsa testimonianza, fu condannato a quattro anni di carcere.
Dopo quattordici mesi, sommando il condono alla buona condotta, venne rilasciato.
Per cinque giorni l'ispettore lo fece pedinare, quando, finalmente...
Continua nella quarta ed ultima puntata …
NATASHA III Di Maz e Nulla testo di Nulla