IL MISTERO DEL BAULE

scritto da ilariok5
Scritto 25 anni fa • Pubblicato 20 anni fa • Revisionato 18 anni fa
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(Questo brano è tratto dal libro “gli anni difficili - Sustinente e il basso mantovano durante il 2° conflitto mondiale” ) scritto dall'autore
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Testo: IL MISTERO DEL BAULE
di ilariok5

Siamo a Sustinente paese nel basso mantovano vicino alla riva sinistra del Po sono gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale verso il venti o il ventuno aprile 1945.
Bussano alla casa di Agostino Vicenzi. Chi sarà mai? La moglie Pia va ad aprire e il suo cuore comincia a battere all’impazzata. Ci sono due miliziani delle Brigate Nere sull’uscio.
- Buongiorno, non si preoccupi signora, non veniamo per fare del male. Vorremmo solo chiederle un piacere. Possiamo entrare?
Frattanto, si affaccia sulla soglia anche Agostino.
- Prego, entrate - invita, con la voce alquanto fioca, la signora.
I due militi entrano. Lo fanno un po' a fatica. Con loro hanno un grosso baule di legno ben chiuso a chiave e, a quanto pare, pure pesante.
Uno dei fascisti, il più loquace, riprende a parlare.
- Sentite, noi ce ne stiamo andando. Ma torneremo presto. Però non possiamo trascinarci questo baule: è troppo ingombrante e pesante. Vorreste, per favore, tenercelo voi per qualche giorno? Noi saremo qui di nuovo, credo tra un mese o al massimo quaranta giorni. Nel caso non tornassimo, il baule resta vostro con tutto il suo contenuto.
Agostino è perplesso. Che diavolo conterrà mai quel baule? Perché quei soldati se ne vogliono liberare? Forse è pericoloso. Forse ci sono documenti compromettenti che, se trovati dagli alleati o dai partigiani, potrebbero metterlo nei guai. O forse ci sono armi o bombe. Bombe, ecco. Vuoi vedere che ci sono delle bombe a mano? Ma chi si azzarda a chiederglielo? Potrebbero pure risentirsi e, armati come sono fino ai denti, potrebbero anche farcela pagare.
Agostino chiama in disparte la moglie e confabula un po' con lei.
Da una parte, si potrebbe anche accettare. Forse, così, si eviterebbe di irritarli, ma dall’altra il rischio è molto. Il gioco vale la candela?
Alla fine decidono, di comune accordo, di rifiutare.
- No, guardate, ci spiace molto, ma non ce la sentiamo - borbotta, impacciato, Agostino.
I due miliziani sono delusi. Cercano di insistere, ma Agostino è irremovibile.
Diavolo - pensa - questi fascisti stanno scappando. Hanno l’acqua alla gola. Vuoi vedere che si vogliono liberare di qualcosa che scotta? Meglio di no.
I due soldati escono trascinandosi il loro baule.
Agostino chiude la porta, poi, accertatosi che i fascisti si siano allontanati, la riapre lentamente lasciandola socchiusa di quel tanto da permettergli di spiarli.
I due militi si dirigono verso la casa accanto, la cui famiglia non è il caso di nominare.
Stesso cerimoniale, stesse domande... la risposta però sembra essere positiva. Dopo un po', i due escono chiacchierando fra loro: il baule non l’hanno più.
Passano alcuni giorni, passano alcuni mesi. Nulla. Dei due miliziani nessuna notizia. Non si sono fatti più vedere da quel giorno.
Incuriosito da quella vicenda, Agostino, un giorno, imbattendosi nella persona cui era stato affidato il baule, gli racconta la sua storia, confidandogli che quel baule era stato offerto prima a lui.
- Allora - chiede - Che diavolo conteneva?
Il suo vicino di casa, fingendosi imperturbabile, dopo un attimo di esitazione, alza le spalle e risponde:
- Ma niente...solo un mucchio di vecchi giornali.
Poi, il suo vicino cambia argomento.
Agostino torna a casa: qualcosa comincia a frullargli nel cervello... vecchi giornali...roba da nulla...
Ma come... perché mai trascinarsi dietro per chilometri e chilometri, a piedi, un baule pieno di giornali vecchi? Ma allora, perché mentire? Allora, se ha mentito, significa che c’era qualcosa di ben diverso nel baule. Armi no di certo, non avrebbe certo mentito. Ma allora...che cosa conteneva quel dannato baule?
Ad Agostino balena un’idea, forse una supposizione fondata sul nulla.
In quei giorni si dicono tante cose...si dice, ad esempio, che molti fascisti, dopo aver arraffato a destra e a manca denaro, ori e merce di valore, cerchino di varcare la frontiera per mettere al sicuro quei piccoli e grandi tesori. Altri, in attesa che le acque si plachino e la guerra finisca, scavano buche e sotterrano il loro malloppo per poi tornare a riprenderselo dopo qualche tempo...trenta, quaranta giorni dopo...proprio come quei due...Certo, c’è anche il rischio che, sotterrato il tesoro, qualcuno lo trovi prima o che qualche partigiano ponga fine ai sogni di gloria con un po' di piombo...
E allora?
La storia finisce qua. Quel baule è stato aperto e il contenuto se lo è tenuto colui a cui era stato affidato. Agostino Vicenzi è rimasto con la curiosità di sapere, tra l’altro, perché il suo vicino gli avesse mentito.
Già... perché avrà mai mentito?



























































IL MISTERO DEL BAULE testo di ilariok5
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