le parole che non ti ho detto mai

scritto da parolesparse
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Storie Marginali
- Nota dell'autore parolesparse

Testo: le parole che non ti ho detto mai
di parolesparse

Le parole che non ti ho detto mai


Questa lettera l’ho scritta io per il “Tenente”, all’anagrafe Costantino Salvatore. Tutti lo chiamavano il Tenente perché il suo modo di camminare ricordava la marcia dei soldati. Lui un giorno mi ha detto:
“A fimmina mia, l’amore mio, è chiù bella era Loren, A mia tena l’occhi blè come u mare. A Loren u l’ha mai avut’ e cuss belli..” ( “La mia donna, l’amore mio, è più bella della Loren. La mia donna ha gli occhi azzurri come il mare. La Loren non li ha mai avuti così belli.”)
Le poche volte che apriva bocca parlava sempre di quella donna e dei suoi occhi azzurri, di un cesto di conchiglie, della pineta e delle parole che non ti ho detto mai….


Sono passati venti anni da quando sei salita su quel treno. Di quel giorno ricordo tutto, quasi che il mio tempo si fosse fermato. Sono successe molte cose. Io forse ho impiegato più tempo a capire le cose. Forse non ho ancora capito. Ma ora niente importa. Non posso farci più nulla.
Spesso penso alle corse sulla spiaggia quando aveva spiovuto ed era tutto fresco e bagnato. I cavalloni arrivavano quasi fin dentro le prime case sulla strada. Tu indossavi la maglia rossa ed insieme ascoltavamo il mare. Mi guardava minaccioso. Tu, invece, non hai mai avuto paura del mare, nemmeno quella volta che entrò fin dentro la terra del Marchese.

“ Il mare lo devi amare perché non vedi la fine, perché è blu come il cielo, perché se vai sott’acqua tutto il mondo lo metti da parte.”

Sai, le tue parole non le ho mai scordate.
Dicevi che chi non ama il mare non ama la vita, perché il mare è un po’ come la vita, non sai mai quello che ti porta.
Quando sfuriava percorrevi a piedi chilometri di spiaggia bianca e di ghiaia per vedere che regalo questa volta ti aveva portato il mare. Non si dimenticava mai di te. Sul bagnasciuga c’era sempre una conchiglia ad aspettarti.
Io seguivo i tuoi passi. Ero geloso del mare. Avrei voluto che tu mi amassi la metà - o anche meno - di quanto amavi lui. Avrei voluto che mi guardassi come guardavi il mare: con gli occhi accesi e il cuore che batteva forte. Avrei voluto essere un'onda per portarti via.
Io, lo sai, avevo paura di volare più basso, avevo paura di sapere di terra, mentre tu sapevi di mare e di cielo. Avevo paura che una volta caduto non mi sarei rialzato, avevo paura che un giorno all’altro la tua strada ti sarebbe venuta incontro.
Per anni il mare ha avuto il tuo odore. Per anni, dopo la burrasca, io ti raccoglievo i suoi regali e li mettevo in un cesto.
Pensavo di darteli tutti, un giorno.
Pensavo che tu li avresti accettati, un giorno.
Quel cesto è ancora qui, con me, fra le mie mani.
Poi mi ricordo le notti nella pineta vicino alla spiaggia a cantare canzoni d’amore. Io le imparavo come poesie, per potertele cantare guardandoti, cercandomi nei tuoi occhi.
Mi ricordo la tua poesia.

Vola l’uccello nel nostro cielo/ si scrolla di dosso paure/ le affida al passato/ si tuffa nel grembo/ del nuovo giorno che nasce/.

Io le mie paure non me le sono mai scrollate di dosso.
Ti piaceva i film che davano al cinema. Ti piaceva la Loren.
Tu per me eri più bella. Eri il mio amore. Avevi gli occhi azzurri come il mare. La Loren non li aveva mai avuti così belli.
Le sere che eri stanca chiedevi se potevi poggiarti su di me. Io ogni notte sognavo solo quel momento. Annuivo e tu ti poggiavi come una farfalla piano sul petto.
Io ti guardavo. Io guardavo ciò che volevo e non riuscivo ad avere. Tu chiudevi gli occhi e ti addormentavi. Io ascoltavo il tuo respiro. Avrei fermato ogni rumore, ogni voce, anche quella del mare per sentirlo meglio.
Mi immaginavo io e te sul letto grande a dormire abbracciati, nudi come bambini, felici come mai nessun altro al mondo.
Se mi fossi svegliato al mattino con te a fianco, avrei visto la luce del sole più forte e il mare più azzurro. Se ti avessi vista al risveglio, nei tuoi occhi avrei visto il mare.
Se solo io te lo avessi fatto capire, se solo io avessi saputo alzarmi da terra. Se solo io un giorno ti avessi detto che più felice nessuno ti avrebbe mai fatta.
Ed io avrei provato a farlo davvero.
Tu avevi gli occhi azzurri, scrivevi poesie e sapevi di mare. Io avevo gli occhi neri, scrivevo appena il mio nome e sapevo di terra.
Forse se ti avessi portato nella pineta e ti avessi preso le mani. Forse se ti avessi detto la verità: che a vent’anni ero vergine e niente me ne importava, perché volevo fare all’amore solo con te, per poter vedere i tuoi occhi come il mare che sfuria, perché io volevo farti un regalo più bello della conchiglie del mare. Se non avessi creduto al destino che scrive ogni cosa forse adesso, chissà. Forse se tu non fossi partita per quel posto lontano ora staremmo abbracciati nella pineta. Forse staremmo ancora raccogliendo conchiglie quando il mare sfuria.
Tu, però, sei partita per sempre. Adesso ti vedo vestita d’azzurro seduta ai tavolini del bar della piazza.
Sai, non sei affatto cambiata.
Hai messo su famiglia e sei diventata un dottore, uno specialista degli occhi.
Era tutto già scritto nel mare in tempesta e nei tuoi occhi che ci guardavano dentro.
In paese dicono che hai due bambine con gli occhi color del mare. In paese dicono tante cose. Dicono che non sei più tornata perché avevi paura che rivedendo il mare non te ne saresti più andata.
In paese qualcuno dice che non sei più tornata per non farti vedere da me, per non farmi impazzire. Ti avevano detto che dopo la tua partenza io me ne ero andato di testa e parlavo da solo.
Io, però, non ho mai parlato da solo. Io parlavo con te, anche se tu non potevi ascoltarmi. Ho sofferto e soffro per te. Ho pianto e piango per te.
Lo so che tu non avevi mai avuto un impegno con me. Lo so che io addosso ho ancora l’odore di terra e tu, invece, avevi già allora quello del mare e che niente si poteva fare. Io non ho nulla da rimproverarti, se non che eri troppo bella e innamorata del mare.
Adesso vorrei venire lì, a quel tavolino, prenderti per mano, portarti nella pineta e dirti la verità. Dirti che a quaranta anni sono ancora vergine e niente me ne importa, perché volevo fare all’amore solo con te. Perché io avrei voluto farti un regalo più bello della conchiglie del mare, perché se solo per una volta mi avessi guardato occhi negli occhi come guardavi il mare, io ti avrei amato per sempre e anche di più.
Ma il treno io non ho mai avuto il coraggio di prenderlo. Le mie paura non le ho mai scrollate di dosso.. Ora più niente importa. E’ troppo tardi per fare l’amore con te.
La pineta non c'è più. L’hanno tagliata e al suo posto ora ci sono alberghi per i turisti.
Ora lì non ti ci posso portare più.

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