L'UOMO CHE AVAVA DIMENTICATO DI...

scritto da FIOR DI LOTO
Scritto 24 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo FIOR DI LOTO

Testo: L'UOMO CHE AVAVA DIMENTICATO DI...
di FIOR DI LOTO


L’UOMO CHE AVEVA DIMENTICATO ……

L’infermiera attaccata al vetro, lo guardava pensierosa, sembrava non esserci più’ niente d’umano in quel corpo, così bianco e magro da confondersi tra le pieghe del lenzuolo, se non che quell’improvviso lento ed inesorabile sussulto sul monitor, per ricordare al mondo che era vivo. Intanto come sempre Tony camminava verso la stazione, con la testa bassa com’era solito fare quando c’era troppa gente intorno, per timidezza aveva sempre detto sua madre, per indifferenza aveva detto la sua donna sbattendo la porta, quando lo aveva lasciato. Camminava piano guardando la punta delle sue scarpe, poggiarsi sull’asfalto bagnato, fino a che non vedeva le scalette del treno, poi salito in fretta si sedeva al solito posto.
Solo allora alzava lo sguardo e guardava dal finestrino, senza sorprendersi più’, di vedere seduta sulla panchina della stazione sua madre col suo vestito fiorito e i suoi soliti capelli un po’ spettinati come chi andava sempre di fretta. Era lì seduta e guardava lontano e Tony alzava lo sguardo solo quando una lacrima gli cadeva sulla mano, al ricordo di lei, la sola che l’aveva capito, gli ritornava in mente, com’era bella il giorno del “ gran saluto” era primavera e pioveva, una di quelle lievi pioggierelline in cui le gocce sono così minuscole da non poter arrivare sulla terra e svaniscono lentamente volteggiando leggere nell’aria, per ritornare nuvole senza diventare mare, cosi’ com’era stato per sua madre, mamma a soli quindici anni, ricordo solo a venticinque.
Allora, come sempre lo coglieva quell’ansia sottile, di aver dimenticato qualcosa d’importante.
Era una strana sensazione quasi una vertigine. Intanto il treno continuava il suo viaggio, ma non si vedeva nessun paesaggio dal finestrino, solo colori. Il verde brillante della campagna, dove da ragazzino giocava a pallone col suo migliore amico, il più caro, il primo che lo aveva tradito.
Il rosso caldo del primo amore, quello che non si scorda mai, li rossa tra il rosso Luana che balla leggera tra i papaveri. E il giallo oro abbagliante come il potere dei soldi che non si hanno, ma si desiderano troppo fino a sbagliare, perché’ quando li hai sembra che ti scaldino più’ del sole d’agosto, ma basta uno strattone e si entra nel tunnel. La galleria che sembra non finire mai ed è tutto nero. Tanto nero da non potersi riconoscere tutti ombre nella notte, la notte più buia dei tuoi inverni e quando arriva la luce tutto è bianco come la neve che porta il Natale. Ed intanto il treno va ……
sprofonda nella sua anima penetra nelle caverne più oscure dei suoi sentimenti e poi’
vola su nei suoi sogni più belli, veloce sempre più veloce, come impazzito. Tony trattiene il respiro
tanto lo sa che tra poco il treno si fermerà, lì vicino alla transenna, prima della grande galleria dove per un attimo gli ritorna la strana sensazione di aver dimenticato qualcosa d’importante. Intanto come sempre Tony cammina verso la stazione con la testa bassa e l’infermiera ancora là attaccata al vetro pensa ad alta voce
“Quell’uomo sembra essersi dimenticato di morire”
L'UOMO CHE AVAVA DIMENTICATO DI... testo di FIOR DI LOTO
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