Io l'ho fatto - Il tagliacarte

scritto da Kalel Abellium
Scritto 6 mesi fa • Pubblicato 6 mesi fa • Revisionato 6 mesi fa
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Non so bene quando ho deciso di ucciderlo. Forse non l’ho mai deciso davvero.
- Nota dell'autore Kalel Abellium

Testo: Io l'ho fatto - Il tagliacarte
di Kalel Abellium

Non so bene quando ho deciso di ucciderlo.
Forse non l’ho mai deciso davvero.
È stato come firmare un documento che non hai letto.
La firma è tua,
ma te ne accorgi solo quando l'inchiostro si è già seccato.
Il mio nome non importa.
Non lo ricorda nessuno.
Nemmeno al lavoro.
Archiviavo. Protocollavo. Aprivo la posta.
Camicia stirata. Faccia stanca. Invisibile.
Anche quando prendevo l’iniziativa, nessuno alzava lo sguardo.
Ogni mattina accendevo quel neon sopra la mia scrivania.
Faceva un suono intermittente.
Un ronzio stanco. Mai riparato.
A volte tremolava.
Come se volesse morire prima di me.
Ma ogni giorno… si riaccendeva.
Come me.
Il Direttore… aveva sempre qualcosa da dire.
Ma mai un ringraziamento.
Solo pretese. Solo ordini.
Parlava come si scrive un richiamo disciplinare.
Aveva la voce secca.
Le maniche rimboccate.
Ma non faceva mai nulla con le mani.
Solo indicava.
Il suo odore… pungente.
Persistente.
Lo sentivi anche quando se n’era già andato.
L’aria…
non era irrespirabile per la polvere.
Ma per i giudizi.
Per le frasi che morivano quando entravo in una stanza.
Come se la mia presenza spegnesse qualcosa.
Una sola cosa era mia:
il tagliacarte.
In ottone.
Un oggetto dimenticato dal tempo.
Pesante. Preciso.
Me l’aveva regalato mio padre.
"Per aprire lettere o difenderti", aveva detto ridendo.
Allora sembrava una battuta.
Tagliavo le buste lentamente.
Era l’unico gesto che controllavo davvero.
L’unico che mi faceva sentire reale.
Poi un giorno il Direttore lo prese.
Senza guardarmi.
Senza chiedere.
“Mi serve un attimo.”
E lo portò via.
Lo restituì il giorno dopo.
Appiccicoso.
Sporco.
C’era colla secca.
Un’ammaccatura sul manico.
Non disse nulla.
Lo appoggiò sulla scrivania come si restituisce una cosa rotta.
Con due dita.
Con fastidio.
Quel gesto non fu il peggiore.
Ma fu… l’ultimo.
Cominciai a guardarlo diversamente.
Ogni sua parola era un colpo.
Ogni sua pausa, un peso.
Ogni volta che rideva, pensavo al tagliacarte.
Giovedì sera.
Ufficio vuoto.
Tutto spento tranne il neon sopra di me.
Il Direttore era ancora lì.
Parlava in videoconferenza.
Rideva.
Una risata falsa, stirata.
Mai sentita prima.
Il tagliacarte brillava.
Lo avevo pulito.
Lucidato.
Sembrava nuovo.
Pronto.
Non ho pensato.
Ho preso l’oggetto.
Mi sono alzato.
Lui era girato di spalle.
Parlava ancora.
Individuava qualcosa sullo schermo.
Rideva.
L’ho colpito.
Alla nuca.
Una sola volta.
È crollato sulla scrivania.
Il telefono ha vibrato.
Una voce dallo schermo:


“Direttore? Mi sente?”


Ho spento tutto.
Staccato il monitor.
Preso la giacca.
E sono uscito.
Nessuno sospetta dell’uomo invisibile.
Per giorni… nessuno ha collegato nulla.
Poi hanno trovato le impronte.
Sul mio oggetto.
Quello che nessuno doveva toccare.
Ora sono in una stanza bianca.
Senza finestre.
Senza neon.
Solo pareti e la mia ombra.
Dicono che il processo sarà breve.
Che collaboro.
Che ho detto la verità.
A me basta questo.
Averlo fatto.
Averlo finalmente fatto.

Io l'ho fatto - Il tagliacarte testo di Kalel Abellium
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